Dal Gandini al lavoro con Papa Leone XIV: il cooperante Maurizio Misitano si racconta
LODI Vicepresidente dell’associazione lodigiana Lelia, ex alunno del professor Maietti, dirige la fondazione Agostiniani nel mondo: lui e padre Robert hanno collaborato dal 2008 al 2013 per costruire ponti nei paesi dilaniati dalle contrapposizioni religiose: «In Nigeria, a Jos, nel quartiere di Katako, il 90 per cento dei bambini a scuola è musulmano: iniziano la giornata leggendo il vangelo e la concludono leggendo il corano»
Lodi
Dal Gandini alla collaborazione con quello che per tutti era “Bob” e oggi è Papa Leone XIV. Maurizio Misitano, classe 1970, ex studente del liceo scientifico, ha lavorato per circa 6 anni come cooperante degli agostiniani con Papa Prevost.
Misitano, laureato in filosofia, con l’indirizzo psicopedagogico, oggi vive a Roma, è direttore della Fondazione agostiniani nel mondo e in questi giorni è finito, con i rappresentanti della comunità di Roma, sotto i riflettori: Papa Leone è uno di loro.
L’ultima volta che si sono visti, tre settimane fa, si sono salutati, hanno parlato delle attività, poi Misitano gli ha lanciato la battuta: “Il suo nome sta girando...”. Padre Prevost gli ha risposto con un sorriso e poi è andato via. Insomma l’elezione era nell’aria nei loro ambienti, ma l’annuncio dalla loggia delle benedizioni è stata una sorpresa, un’emozione per tutti.
«Giovedì - racconta Misitano che è nato a Milano, ma torna spesso a Lodi a trovare i suoi amici ed è vice presidente dell’associazione Lelia che sostiene donne e bambini in India - ero a casa, stavo facendo una riunione via zoom. Mi è arrivato il messaggio della fumata bianca, ho acceso la Tv; appena hanno pronunciato il nome ho provato un’emozione molto forte, un misto tra incredulità ed entusiasmo. Non capita tutti i giorni di lavorare con una persona che poi diventa Papa».
I suoi amici di Lodi, come Paolo Brandolese, titolare della farmacia di Graffignana e presidente di Lelia Onlus o molti compagni e allievi del professor Andrea Maietti, stanno condividendo con lui queste emozioni.
«Lavoro per l’ordine di Sant’Agostino da 25 anni - racconta mentre i coetanei lodigiani mostrano le foto degli anni 80, quando erano tutti in piazza della Vittoria, per un concerto, seduti sul selciato ai piedi del palco -. Ho conosciuto il Papa nel 2006, dal 2008 al 2013 abbiamo lavorato insieme. Lui era priore generale dell’ordine di Sant’Agostino. Aveva questo grande desiderio di creare l’ufficio progetti sociali internazionali a livello centrale. Mi ha coinvolto come consulente e così ho incominciato a lavorare con lui: cercavamo finanziamenti per portare avanti i nostri progetti. Lui ha gettato le basi perché con il suo successore si fondasse l’associazione agostiniani nel mondo. Anche adesso che non era più priore si interessava sempre delle attività. Veniva in curia agostiniana. L’aspetto molto interessante di Papa Prevost è la sua missionarietà. Era di stanza a Roma per gestire l’ordine, ma ha sempre viaggiato molto per visitare le comunità agostiniane che sono distribuite in 50 paesi del mondo. Poi padre Robert è andato in Perù ed è diventato vescovo. Tornava ciclicamente dagli agostiniani qua a Roma, fino a quando Papa Francesco l’ha richiamato e l’ha nominato cardinale. Anche da cardinale veniva sempre in curia, a condividere i pasti e i momenti di preghiera con i suoi fratelli e così ha fatto anche mercoledì alla vigilia del conclave».
Padre Prevost, annota Misitano, «era benvoluto da Papa Francesco e anche da chi aveva idee diverse dalle sue. Una delle sue caratteristiche - annota - è il dialogo con tutti». Non sa Misitano se sia giusto definire Papa Prevost Bergogliano.
«Avrà il suo stile - dice -. Certo che sui migranti, i diritti e l’accoglienza è vicino a Papa Francesco, ma anche questi temi credo saranno portati avanti a modo suo, in base alla sua esperienza».
Al cooperante “lodigiano” piace evidenziare il fatto che Papa Leone fosse emozionato quando si è affacciato per la prima volta su piazza San Pietro. «Una delle sue caratteristiche - continua il direttore della fondazione - è di mettere le persone a loro agio. Lui è un uomo umile e semplice».
Qualcuno ha detto che fa da ponte tra Ratzinger e Francesco. «Diciamo che Papa Leone è un teologo, ha una laurea in matematica e in filosofia - dice - una formazione accademica, è molto affascinato dalle scienze esatte. La sua idea è che la tecnologia e l’intelligenza artificiale siano una delle sfide della Chiesa contemporanea. Prevost ha gestito un ordine religioso, ma era molto vicino alla gente povera. È importante il fatto che abbia usato la parola ponte nel suo primo discorso. Sant’Agostino era un ponte tra le sponde del Mediterraneo: algerino, battezzato a Milano, sepolto a Pavia. Ponte, unione tra culture, dialogo sono le parole chiave e sono anche il fondamento del cristianesimo che ci richiama all’unico popolo sotto l’unico Dio. È un ecumenismo forte quello di Papa Leone. Credo che il suo pontificato sarà importante, lascerà degli spunti di riflessione fondamentali. Nel suo discorso iniziale ha usato 10 volte la paola pace, una pace che deve essere priva di armi. Togliendo le armi si toglie di mezzo il motivo della paura».
Papa Prevost, continua Misitano, «è una persona affabile, simpatica, che preferisce prima ascoltare e poi parlare, che non ha paura di mostrare le sue emozioni proprio come ha fatto nei primi minuti da Papa».
Le foto che stanno circolando in questi giorni, sulle chat della comunità peruviane, il Papa a cavallo, il Papa con la maglia della nazionale peruviana, il Papa a tavola «sono tutte vere - continua il cooperante -. Tutti lo chiamavano “Bob” qua. Fino a quando è stato vescovo io gli davo del tu e lo chiamavo padre Robert, quando è diventato cardinale mi è sembrato più giusto dargli del lei». Diversi i progetti fatti insieme.
«Ricordo quello in Nigeria, ad Abuja - spiega Misitano -, una scuola per ragazzi provenienti da situazioni complesse. Qui lo scontro interculturale e interreligioso tra cristiani e musulmani è molto forte. La presenza degli agostiniani è importante, così come lo è a Jos, nel quartiere musulmano di Katako. Il 90 per cento dei bambini a scuola è musulmano, quindi il dialogo è centrale. Iniziano la giornata leggendo il vangelo e la finiscono leggendo il corano. Abbiamo inaugurato poi una scuola primaria e secondaria, in una zona periferica di Nairobi, in Kenya. In Algeria, invece, abbiamo ristrutturato la basilica di Sant’Agostino con un intervento economico del governo islamico algerino che riconosce in Sant’Agostino un uomo del dialogo e un ponte tra le culture».
Misitano, che aveva già avuto la fortuna di incontrare Papa Francesco, non ha dubbi che almeno una cena a breve con i suoi fratelli sia già nei pensieri del nuovo Pontefice.
«Dovevo venire a Lodi la settimana scorsa - conclude Misitano -, meno male che non sono partito. È da due giorni che rilasciamo interviste. Per me è importante sottolineare che Papa Prevost ha gettato le basi per creare la fondazione agostiniana nel mondo».
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