CHIUSURA DEL PONTE Le preoccupazioni dei residenti: «Ad oggi non c’è un piano viabilità»
LODI Non mancano le perplessità dopo l’incontro con la giunta
«Cosa facciamo per sei mesi? Portiamo le bollette in Comune?». Perché il ponte storico chiude al traffico sì, ma i negozi e i bar restano aperti e, con passaggi ridotti all’orizzonte, i timori di chi sta dentro alle botteghe di quartiere c’è e si sente. Tra commercianti che temono ricadute e cittadini che si interrogano principalmente su traffico e scuole da raggiungere, dall’assemblea pubblica organizzata dall’amministrazione comunale al Revellino - nei locali della parrocchia di Santa Maria Addolorata - è arrivata la voce dell’Oltreadda alle prese con la rivoluzione temporanea che scatterà ai primi marzo, la chiusura al traffico (solo veicolare) del ponte Bonaparte per i lavori Aipo. «La serata è stata interessante perché da semplici cittadini ignoranti in materia non conoscevamo le motivazioni dei lavori - dice Enrica Rossi - : i nostri disagi saranno tantissimi e non so fino a che punto si riuscirà a risolverli. Noi, da pensionati, la macchina la usiamo meno possibile, ma mio figlio che va a lavorare, mia nuora va in stazione, c’è la bambina da portare all’asilo e saranno bei disagi».
Servono, secondo Luisella Nelli del Bar Nelli, contributi compensativi per le attività commerciali. «La realizzazione di tutto il progetto è stata spiegata molto bene, ma ci sono grandi disagi per la viabilità e dal punto di vista economico per tutti i bar e i negozi - ha detto dopo la riunione - : ho chiesto che ci sia un contributo non irrisorio, ma di sostanza, perché abbiamo di fronte l’estate, magari con un caldo esagerato, e le bollette dell’aria condizionata chi ce le paga? Noi lavoriamo tanto con il passaggio e ci troviamo in grande difficoltà. Speriamo in contributi che ci permettano di sopravvivere per tutta la durata dei lavori, anche perché non si sa quanto dureranno. Se arrivano a 500 giorni è un anno e mezzo, un tempo molto lungo».
Preoccupata anche Maria Cristina Cerioli, parrucchiera di stanza in viale Piave. «Purtroppo non possiamo fare niente: aspettiamo che vengano a fare due chiacchiere come promesso e che ci aiutino in qualcosa. Noi abbiamo parecchie clienti dalla zona, ma quelli che vengono fa fuori, dovendo fare la tangenziale, si troveranno in difficoltà». Timori anche nelle parole di Massimo Meleri, in primis sul tema del soccorso e delle emergenze. «Quando ci sono dei lavori, i disagi vanno accettati, ma in caso di emergenza cosa succede? Ho fatto 11 anni di volontariato in Croce rossa, e sono stato dipendente, quando una persona va in arresto cardiaco al Revellino, sappiamo che il tempo è tiranno, ma se devo fare il giro della tangenziale, arrivo che è tardi. O se devono intervenire i pompieri per un incendio alla canna fumaria, come accaduto a me? Sono questi i grossi problemi». Vive a Riolo Matteo Colombi, perché «siamo già a 5 chilometri dalla stazione e stasera è stato brutto scoprire che ci hanno fatto una poesia sulla dinamica fluviale, ma che ancora ad oggi non c’è un piano preciso sulla viabilità. La certezza è che il 3 marzo chiuderà il ponte, per sei mesi, salvo problemi che a volte succedono, ma abbiamo sentito molti “stiamo pensando che”».
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