Bancomat: confessa un 20enne componente della banda di Sant’Angelo
L’INCHIESTA Incensurato ammette due furti ma non fa nomi, la banda leggeva «Il Cittadino» per seguire le indagini
Lettura 1 min.«Si è vero, io c’ero, e sono pentito»: ieri uno dei presunti appartenenti alla “banda del bancomat” individuata dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lodi ha confessato al Gip durante l’interrogatorio di garanzia in carcere ma, come era sua facoltà, non ha voluto fare nomi né riconoscere volti. D.O., vent’anni, incensurato e con i genitori sconvolti dall’aver appreso cosa avrebbe fatto il loro figlio quando stava fuori ore e ore di notte, si è riconosciuto tra i responsabili del tentato furto del 25 ottobre dello scorso anno al Banco Bpm di Cervesina (Pavia), dove lo sportello automatico era esploso per metà e non si erano potuti recuperare i soldi, e di quello riuscito, per 5mila euro di bottino, l’11 novembre successivo alla Bcc Centropadana di Zorlesco. «È un ragazzino che si è trovato in una situazione più grande di lui», si limita a osservare l’avvocato Raimonda Aliu di Lodi.
Finora sono quattro, dei 5 destinatari della custodia cautelare per l’operazione Raid coordinata dalla della Procura di Lodi, a essere finiti in carcere. Interrogato ieri anche il maggiore del gruppo composto perlopiù da ventenni, T. H., padre di famiglia, cui è contestata la partecipazione al solo furto di Zorlesco. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, la strada maestra suggerita in questa fase dai difensori in attesa di poter conoscere nel dettaglio le accuse. «È nostra intenzione fare il Riesame - anticipa l’avvocato Donatella Frojo di Milano, uno degli avvocati nominati dagli indiziati - la mia impressione è che non siano emersi tutti gli elementi che gli inquirenti cercavano, in un’indagine che sembra aver esaminato una trentina di colpi con l’esplosivo, ma ne contesta solamente due». Il ventenne non è l’unico incensurato a essere finito in custodia: c’è anche O. A., di ascendenti nordafricani, che i 19 anni li deve ancora compiere.
È ancora da interrogare, verosimilmente per rogatoria a Busto Arsizio, il “quarto uomo” B. I. E., arrestato martedì dalla Polaria a Malpensa, di ritorno da un viaggio di una settimana da parenti in Germania. Mentre continuano le ricerche del quinto destinatario della misura cautelare, di cui nulla si sa, e ci sono elementi a carico anche di altre tre persone, indagate a piede libero. La banda, che tale appare anche se non è contestata l’associazione per delinquere, usava la tecnica della “marmotta”, una scatola metallica imbottita di polveri esplodenti e infilata nella feritoia per l’erogazione del contante di Bancomat e Postamat, che pochi istanti prima di esplodere emette un fischio simile a quello del roditore alpino.
L’onda d’urto distrugge lo sportello automatico e spesso (ma non sempre) i soldi vengono sparati all’esterno.
Colpi che non passano inosservati e di cui le cronache danno conto: tra le ricerche negli smartphone degli indiziati c’erano anche gli articoli del «Cittadino» online sulla lunga serie di furti con l’esplosivo da un anno a questa parte.n
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