Aumento delle rette di Santa Chiara a Lodi, la decisione a settembre
RSA Il cda annuncia un confronto sull’ipotesi di incrementarle per bilanciare i costi «che lievitano»
Lettura 2 min.Le priorità sono preservare la qualità dei servizi e i conti in equilibrio, ma anche minimizzare l’impatto sulle famiglie. Con i costi che lievitano su tutti i fronti - dagli approvvigionamenti all’energia e al personale - , Santa Chiara valuta l’aumento delle rette. E aprirà un confronto «istituzionale», da settembre, su una manovra «ponderata» e «sostenibile» per le famiglie.
L’obiettivo è anche agire in modo tempestivo per scongiurare il peggioramento delle condizioni finanziarie, a fronte dei costi in crescita, possa poi portare a manovre d’urgenza e d’impatto, come era stato l’aumento da 10 euro al giorno messo in campo nel 2022, in condizione di bilancio da profondo rosso. È il presidente del cda Antonino Pisana a spiegare status quo e prospettive.
«Molte realtà della zona hanno verificato, come stiamo verificando noi, un rincaro dei costi notevole, sia per quanto riguarda gli approvvigionamenti, alimentari e dei farmaci, sia per quanto inerente il costo dell’energia, oltre al recente aumento dei contratti collettivi che ha portato a un conseguente aumento generalizzato del costo del personale che, nel nostro caso, supera il 70 per cento dei costi totali - spiega Pisana - : in questa situazione, che si è verificata già ad inizio anno, abbiamo cercato di contenere il più possibile gli aumenti, a fronte però di ricavi che rimangono stazionari, perché Regione Lombardia non ha dato nessun adeguamento di quelle che sono le quote a suo carico dell’assistenza e le rette sono rimaste le stesse degli ultimi 4 anni».
In questo contesto, prosegue Pisana, «il consiglio di amministrazione ha preso atto e ha dato mandato a me e al vicepresidente per avviare un confronto istituzionale per verificare quale sia una possibile mediazione per mantenere un equilibrio del nostro conto economico e della nostra situazione finanziaria, perché la qualità dei servizi, e il puntuale adempimento di tutte le prestazioni, dipendono dal mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario».
Nessuna decisione quindi al momento è stata presa. «Siamo nel momento in cui stiamo avviando questa interlocuzione - continua il presidente del cda - : il nostro intento è evitare quello che è successo qualche tempo fa e che tutti ricorderanno, quando, da un momento all’altro, le rette sono state aumentate di 10 euro al giorno, sono stati accesi due mutui per un valore di oltre 5 milioni di euro ed è stato venduto un immobile. La gestione di una Rsa si fa mediante programmazione gestionale, non affrontando i problemi quando si è sull’orlo di un precipizio. Quindi quello che stiamo facendo ora è valutare quali possono essere le vie per mantenere il livello di servizi che intendiamo garantire a tutti i nostri assistiti. In questo senso avvieremo un confronto con le istituzioni, sempre nel rispetto dei ruoli. Siamo un ente del terzo settore, non dobbiamo chiedere autorizzazioni perché le decisioni spettano all’organo deputato a gestire la Rsa, che è il consiglio di amministrazione».
L’avvio del confronto, visto il momento del calendario, è stimato per settembre. «Vogliamo arrivare a una decisione ben spiegata, ben ponderata e che abbia tutti i numeri a conforto: il nostro intendo è quello di minimizzare l’impatto sulle famiglie, perché siamo un ente del terzo settore, con responsabilità sia nei confronti della gestione sia nei confronti della collettività. E quindi lo faremo con la massima serenità, imparzialità e prudenza».
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