Lodi: «Alla festa dei popoli ho respirato profumo di pace»
Sabato 23 maggio è stata per me e per migliaia di persone, una bellissima giornata trascorsa qui a Lodi, dove ho potuto gustare cibi, musiche, sorrisi e respirare il profumo di un Mondo di Pace. È una sensazione, questa, che manca da troppo tempo in Italia, ma non solo, e che ti prende quando migliaia di persone scendono nelle strade e nelle piazze e lanciano quel grido, che dovrebbe essere raccolto e messo in pratica, da chi muove le leve del potere politico-economico: Pace è la parola che risuonava tra i palazzi della Muraglia. Una parola dolce che smuove le coscienze di milioni di persone che amano la convivenza civile e la fusione delle culture; che amano chiamarsi fratelli, e sfidano coi loro corpi e le loro menti orribili orchi, i Signori della Guerra. Molti lo fanno partendo per mare, a cercare di zoomare la tragedia in atto nel vicino Oriente e richiamare l’attenzione sul genocidio in atto a Gaza. Altri lo fanno quotidianamente, dentro le ferite aperte di una società diseguale e ingiusta. Questo popolo di varia Umanità è quello che ha dato vita alla terza edizione della Festa dei Popoli. Chi opera nel sociale sa cosa significa assistere, donarsi. Prova quel senso di empatia verso gli ultimi e tra mille difficoltà cerca di far fronte a problemi di ogni genere. La casa, la salute, la scuola, il lavoro, a volte è il cibo che manca. Ecco perché ho respirato il profumo di un Mondo di Pace, sabato scorso. Perché ho visto il sorriso di chi opera Umanità e di chi Umanità riceve fondersi in un grande abbraccio di fratellanza.
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