«Le marce della pace non appartengono a una parte politica»
LA LETTERA «Accusare gli insegnanti e gli studenti di essere “radical chic” perché riflettono sul mondo e prendono posizione è un modo meschino di sminuire la cultura e il pensiero critico. Le scuole non sono “luoghi neutri” dove fingere che i conflitti non esistano: sono spazi di formazione, confronto e crescita, dove si impara anche ad avere empatia e senso civico».
Lodi
Abbiamo letto con stupore e amarezza il comunicato della Lega Giovani Lodigiano, che con toni aggressivi e parole prive di logica accusa studenti, insegnanti e cittadini di “fare squadrismo” solo perché partecipano a manifestazioni per la pace.
Ci chiediamo se chi ha scritto quel testo sappia davvero cosa significhi squadrismo. Parlare di “atti squadristi” per descrivere la partecipazione pacifica a una marcia della pace è un insulto alla storia e al buon senso. Da decenni in Italia si scende in piazza per chiedere la fine delle guerre, la tutela dei diritti umani e la solidarietà tra i popoli: è un segno di civiltà, non di estremismo.
Le marce per la pace, a cui tante scuole e associazioni partecipano, non appartengono a una parte politica. Sono un momento di educazione civica e di partecipazione democratica. Oggi come ieri, chi scende in piazza con bandiere palestinesi, ucraine o di qualunque altro popolo vittima della guerra, lo fa per chiedere cessate il fuoco, giustizia e rispetto della vita umana, non per “indottrinare” qualcuno.
Accusare gli insegnanti e gli studenti di essere “radical chic” perché riflettono sul mondo e prendono posizione è un modo meschino di sminuire la cultura e il pensiero critico.
Le scuole non sono “luoghi neutri” dove fingere che i conflitti non esistano: sono spazi di formazione, confronto e crescita, dove si impara anche ad avere empatia e senso civico.
Inoltre, definire lo sciopero come un “weekend lungo” è poi un insulto ai lavoratori che, con sacrificio e responsabilità, scelgono volontariamente di rinunciare a una giornata di stipendio per difendere diritti e dignità.
Ricordiamo che il diritto allo sciopero e alla manifestazione è tutelato dalla Costituzione italiana, e rappresenta una delle più alte forme di democrazia e partecipazione civile.
Noi, Giovani Democratici del Lodigiano, crediamo che la libertà di pensiero e la partecipazione siano valori fondanti della democrazia. Educare i ragazzi alla pace, al rispetto reciproco e alla consapevolezza storica non significa “imporre un’ideologia”: significa prepararli a essere cittadini maturi e responsabili.
Chi parla di “indottrinamento” quando si educa alla pace forse dovrebbe interrogarsi sul proprio modo di intendere la libertà e la scuola. Perché se c’è un pericolo di pensiero unico, non viene da chi manifesta per la pace — ma da chi vorrebbe zittire chi ancora crede nella forza del dialogo e nella solidarietà tra i popoli.
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