«Immigrazione, non ci servono le rassicurazioni ideologiche»

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Lodi

Caro Direttore, ho letto con attenzione la lettera pubblicata a firma “Lodi Comune Solidale” sul tema della remigrazione e ritengo doveroso, come rappresentante del movimento civico AMA IL TUO PAESE, offrire una prospettiva diversa - basata sui fatti e sul buon senso, senza retorica. Chi ha scritto quella lettera sostiene che la remigrazione sia una risposta sbagliata a un fenomeno ormai “stabilizzato”. Ma stabilizzato non significa accettabile. I dati ISTAT citati nella stessa lettera ci dicono che al primo gennaio 2024 erano regolarmente presenti in Italia 3.607.160 cittadini non comunitari. Una presenza significativa, che richiede politiche serie di integrazione e di controllo - non rassicurazioni ideologiche. Si sostiene poi che l’Italia abbia bisogno di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri nei prossimi anni. È un argomento legittimo. Ma una cosa è accogliere chi viene per lavorare, rispetta le leggi e contribuisce alla comunità; tutt’altra cosa è rinunciare a rimpatriare chi delinque, chi vive nell’illegalità, chi non ha alcuna intenzione di integrarsi. Nessuno lo ha mai messo in discussione, eppure si continua a mischiare le due cose.

La lettera definisce poi gli estensori della proposta di legge “abbastanza violenti e piuttosto screditati”. È un giudizio sbrigativo che non tiene conto di un fatto semplice: quella proposta di legge ha raccolto oltre 120.000 firme certificate online sul sito del Ministero di Giustizia - più del doppio delle 50.000 necessarie - a cui si aggiungono le migliaia raccolte ai banchetti in tutta Italia, anche a Lodi. Sono cittadini comuni, non estremisti. Come movimento civico non usiamo slogan e non alimentiamo paure. Chiediamo semplicemente che lo Stato faccia lo Stato: accoglienza selettiva e sostenibile, integrazione vera per chi la vuole, rimpatri effettivi per chi sceglie l’illegalità. Non è estremismo. È il minimo che una comunità civile può pretendere.

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