Politica e ideologie in ritirata, resta la Chiesa a parlare dell’uomo

L’età post-moderna è segnata dalla “fine della grandi narrazioni”, secondo la celeberrima espressione di Jean-François Lyotard, filosofo francese del secolo scorso che con queste parole descriveva, in maniera sintetica, la condizione della fine della modernità. Con questa formula Lyotard voleva indicare che il nostro tempo è segnato dalla scomparsa di quei racconti che creavano una sorta di quadro di riferimento per il vivere. Se ci pensate, fino alla metà del secolo scorso, la religione, la politica, le ideologie, l’impegno sociale avevano offerto dei quadri complessivi di senso entro i quali l’uomo trovava una direzione alla propria vita. La filosofia marxista o illuminista, quella idealista o esistenzialista, la religione cristiana o la passione civile erano stati delle bussole per l’uomo e avevano costituito delle cornici valoriali entro le quali ciascuna persona poteva trovare significato e orientamento. Gli eventi cruciali dell’esistenza, il nascere ed il morire, l’amare ed il soffrire, lo sperare e il lavorare, mangiare e divertirsi, lottare e fallire, trovavano in questi “racconti” una loro, anche se problematica, collocazione, un posto sensato, o, quanto meno, un tentativo di giustificazione e spiegazione.

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