L’inferno in terra a Rogoredo, non si può più aspettare

Il commento Se serve, si usi l’esercito, ma si agisca. In fretta

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Lodi

Lunedì mattina. Ore 9.30. Il treno suburbano partito da Lodi supera la grande spianata ancora recintata che avrebbe dovuto ospitare lo stadio del Milan, nell’area San Francesco, a San Donato Milanese. È l’ultima frontiera della “provincia” prima di arrivare nella ricca Milano, direzione stazione di Rogoredo. Il convoglio rallenta, complice probabilmente un sovraffollamento sulla linea, e per raggiungere lo scalo meneghino sembra metterci un tempo interminabile. È proprio a causa di questo “disguido” che davanti ai viaggiatori, fuori dai finestrini, appare l’inferno in terra. Tende Decatlhon lungo i binari, esposte al passaggio dei convogli o nascoste tra gli arbusti, discariche a cielo aperto, catapecchie di fortuna tirate su con cartoni e assi di legno. Biciclette ammucchiate.Resti di falò.

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