Il futuro dei Data Center nel Sudmilano e Lodigiano
Prospettive Ci sono indicatori che ci inducono a pensare che, nei prossimi anni, Lodigiano e Sudmilano saranno interessati da un importante sviluppo di un altro tipo di strutture impattanti, destinate ad accompagnare quella che viene definita “transizione digitale”, anche se, più che transizione, si deve parlare di rivoluzione visti i ritmi frenetici con cui vengono introdotte le novità. Mi riferisco ai Data Center, grandi strutture che conservano i dati
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Fra i numerosi indicatori
che ci portano a pensare che il futuro dei nostri territori passerà anche dalla logistica spicca un illuminante studio del 2024 della Liuc Business School, di cui abbiamo già parlato ampiamente su queste pagine. Si tratta di una ricerca che ci lascia presagire come il territorio lodigiano, quello attiguo del Sudmilano e le aree di Novara e di Piacenza sono destinate a diventare lo “scalo merci” di Milano. Non entro nuovamente nel merito della bontà di questa opzione (il tema del consumo di suolo e della devastazione del nostro fragilissimo territorio è già stato largamente dibattuto) mi limito a osservare quel che sta accadendo oggi e che presumibilmente si verificherà anche nel futuro.
Ci sono poi altri indicatori che ci inducono a pensare che, nei prossimi anni, Lodigiano e Sudmilano saranno interessati da un importante sviluppo di un altro tipo di strutture impattanti, destinate ad accompagnare quella che viene definita “transizione digitale”, anche se, più che transizione, si deve parlare di rivoluzione visti i ritmi frenetici con cui vengono introdotte le novità. Mi riferisco ai Data Center, grandi strutture che conservano i dati.
Se per quanto concerne la logistica, tutti sono in grado di capire a cosa ci stiamo riferendo, per i Data Center il tema è più complesso, perché si tratta di strutture - dunque capannoni di grandi dimensioni destinati a conservare beni immateriali - che ancora non sono presenti nei nostri territori, ma ci arriveranno tra non molto.
A Melegnano è in corso di realizzazione l’investimento di Vantage (lo si vede bene transitando sull’Autostrada del Sole), a Turano-Bertonico un grande Data Center sorgerà sull’ex Gulf e siamo alla fase delle convenzioni con gli enti locali. L’iniziativa è della multinazionale Prelios: il nuovo insediamento occuperà 269.659 metri quadrati, davanti alla centrale elettrica di Sorgenia; è prevista la costruzione di 10 edifici, l’area edificata sarà complessivamente superiore ai 100mila metri quadrati. Ci risulta un altro interessamento nell’Alto Lodigiano, nella zona di Merlino. A Peschiera Borromeo lo scorso febbraio è iniziata la demolizione della storica Postalmarket per fare spazio al nuovo Data Center Microsoft. Si ipotizza un Data Center anche a San Colombano al Lambro sull’ex deposito Renault.
Questi almeno sono i progetti di cui siamo a conoscenza e che potrebbero essere soltanto l’inizio, almeno stando a un’indicazione molto precisa che arriva da Terna, l’azienda che si occupa della distruzione dell’energia elettrica sul territorio nazionale. Ad oggi infatti ci sono richieste di connessione per i Data Center alla rete Terna per complessivi 40 Gigawatt (nel 2022 eravamo fermi a 1,89, il balzo in avanti è impressionante), di questi l’85 per cento è concentrato nel Nord Italia. La Lombardia, da sola, raccoglie richieste per 23,16 Gigawatt: 11,99 a Milano, 2,78 a Pavia e 2,29 a Lodi. Una parte di queste richieste è già stata autorizzata ed è in fase di realizzazione, un’altra parte è in fase autorizzativa.
Il forte incremento della potenza richiesta e la velocità con cui questo si è verificato, uniti alle indicazioni fornite poco fa sulle province interessate, ci porta a ipotizzare che nel Lodigiano e Sudmilano sentiremo parlare ancora a lungo di Data Center. O meglio, siamo solo all’inizio.
Rendiamoci conto poi di un altro aspetto. Per alimentare questi “giganti” servirà una quantità di energia elettrica oggi nemmeno immaginabile. Terna assicura che al momento la situazione è sotto controllo, ma se pensiamo che un grande Data Center al servizio dell’intelligenza artificiale consuma quanto una città (fonte «Il Sole 24 Ore») possiamo intuire facilmente che l’Italia dovrà produrre molta più energia (o acquistarla dall’estero, ma a che prezzo?)
Occorre prendere atto che il mercato va in questa direzione e dunque dobbiamo tutti provare a ragionare fin da subito sulla possibilità degli enti locali di regolare i nuovi insediamenti. I procedimenti per l’autorizzazione dei Data Center sono di tipo comunale o provinciale mentre per la parte della rete - dunque del collegamento all’energia elettrica - l’iter autorizzativo è di tipo ministeriale, perché questi “scatoloni” conterranno miliardi di dati sensibili di proprietà di tutti noi, che sarebbero a rischio in caso di assenza di energia.
Insomma, il futuro apre praterie di interrogativi, a partire da dove troveremo tutta l’energia che ci servirà, come la produrremo, quanto la pagheremo. Confindustria chiede da tempo di investire nel nucleare di ultima generazione. Si può essere più o meno d’accordo, ma è un quesito - quello sulla produzione di energia in quantità abbondante e a prezzi accettabili - che non può più essere eluso.
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