Il futuro appare sempre più incerto, impariamo a gustare le felicità

Pensavo che la felicità fosse qualcosa che potesse solo essere declinata al futuro: si è felici per qualcosa che accadrà, per un evento che ci aspetta, per un incontro che succederà, per un progetto che realizzeremo o per un’esperienza che presto vivremo. Pensavo che la felicità avesse sempre bisogno di questa prospettiva “a venire”, di questo slancio verso ciò che non è ancora; che la felicità, come ci insegna Leopardi, avesse sempre a che fare con il presentimento di cose future e che si potesse sperimentare solo se collegata a qualcosa che si attende e che si spera.

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