Lodi
Credo non ci sia italiano mediamente informato che non sia uscito frastornato dalla vicenda Garlasco. Perché la svolta che è maturata nel corso dell’ultimo anno apre uno scenario inaspettato e pone seri interrogativi sulle indagini effettuate all’epoca dei fatti. È presto tuttavia per trarre conclusioni. Al momento, secondo la Giustizia italiana, abbiamo un colpevole, che sta scontando la pena per effetto di una sentenza passata in giudicato. Ma abbiamo anche nuovi inquirenti che sono convinti che l’assassino sia un altro e lo sostengono al termine di un anno di lavoro, costantemente raccontato dai media, in maniera puntuale, talvolta maniacale.
Tanto le prime indagini, quelle avviate dopo l’omicidio del 2007, quanto quelle attuali, sono state esposte a una visibilità unica nel suo genere, che poco ha badato alla vittima.
Ci sono carriere giornalistiche e professionali che sono nate e fiorite attorno a questa tristissima vicenda. Ma sarebbe ipocrita stupirsi o dirsi indignati, perché l’opinione pubblica si fa coinvolgere da sempre da delitti di questo tipo. Così come sarebbe sciocco fingersi indispettiti dalle fughe di notizie a cui abbiamo assistito dal 2007 a oggi: fascicoli, documenti, intercettazioni e quant’altro escono spesso dalle stesse fonti, dagli stessi palazzi.
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