«Un freno ai data center sui campi»
LA LEGGE REGIONALE La Lombardia vuole incentivare insediamenti su aree produttive dismesse, forti perplessità di centrosinistra e mondo agricolo
Lettura 1 min.I data center dovranno essere costruiti prioritariamente (ma non solo) su aree dismesse e zone interessate da processi di rigenerazione urbana. Su aree verdi o agricole vedranno un aumento, al raddoppio, degli oneri di costruzione, in modo da destinare le risorse aggiuntive a progetti di compensazione ambientale e contenimento paesaggistico: questo dice la legge approvata in questi giorni dal consiglio regionale lombardo. La Lombardia è la prima Regione a dotarsi di una legge sui data center. Anche il Lodigiano e il Sudmilano sono particolarmente interessati perché già oggetto di grande attenzione da parte dei player internazionali con una decina di iniziative, a vari livelli di avanzamento, dalle infrastrutture targate Vantage in corso di costruzione a Melegnano a quello del colosso Ntt sull’area ex San Carlo, fino al data center Microsoft a Peschiera Borromeo, e ancora alle due proposte sull’ex Renault a San Colombano, all’iniziativa sui terreni della Cimi a Casale in zona Lever, fino al progetto di secondo più grande data center europeo previsto a Bertonico e in partenza il mese prossimo sull’area dell’ex Gulf e all’ipotesi sul terreno dell’ex Polenghi alle porte di Lodi. Del resto, la Lombardia ha già intercettato il 63 per cento delle richieste di autorizzazione in tutta Italia e dei 36 già attivi, ben 33 si trovano nell’area metropolitana allargata, in particolare nell’hinterland sud. Le nuove direttrici di maggiore interesse per gli operatori sono sempre a Sud, verso il Lodigiano e verso il Pavese. La crescente richiesta di cloud e intelligenza artificiale si porta dietro un boom di data center, con investimenti miliardari nei prossimi due anni e mezzo.
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