LAVORO Fulmine a ciel sereno alla Condevo, arrivano 34 licenziamenti tra Marudo e Vidardo

Ieri le comunicazioni della ditta che produce componentistica per caldaie

Arrivano i licenziamenti alla Condevo, la società che realizza componentistica per le caldaie vuole ridurre di un terzo la forza lavoro su tutti e tre i siti produttivi, i due di Vidardo e quello di Marudo. Ieri l’azienda ha inviato ai sindacati metalmeccanici della provincia la comunicazione di 34 esuberi sul totale di 98 occupati, ex Giannoni, aveva avviato nell’autunno scorso una cassa integrazione ordinaria a rotazione per tutti i lavoratori, ma a gennaio aveva richiamato tutti i dipendenti in fabbrica. Invece ieri, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la comunicazione degli esuberi e della procedura di licenziamento collettivo, che ora dovrà svilupparsi nei tavoli sindacali secondo le procedure di legge che prevedono 75 giorni dall’apertura formale per raggiungere un’intesa.

Gli esuberi individuati sono strutturali rispetto alle esigenze produttive per la prevista riduzione dell’attività. Il motivo centrale citato dall’azienda stessa risiede nella nuova normativa dell’Unione Europea sulle caldaie, che impone il divieto di vendita delle caldaie autonome alimentate a gas a partire dal 2029 nell’ambito del processo della transizione energetica dell’Europa. Per questo motivo l’azienda intende scendere da 98 occupati a 64, con una riduzione di personale focalizzata soprattutto nei reparti produttivi, con 30 dipendenti in esubero. Le altre 4 figure in esubero sarebbero da individuare invece in due impiegati tecnici, 1 addetto commerciale e 1 impiegato amministrativo. Già nel periodo di cassa i sindacati avevano lamentato come l’applicazione della rotazione penalizzasse una quarantina di lavoratori, di fatto a zero ore. In occasione della cassa integrazione di settembre il sindacato, Fiom Cgil e Fim Cisl, aveva portato Condevo in prefettura e in audizione in Commissione attività produttive di Regione Lombardia. Le sigle sindacali contestavano all’azienda il ricorso all’ammortizzatore sociale in presenza di un forte utile di bilancio dell’anno precedente (oltre 5 milioni di euro) e degli investimenti effettuati dal 2016 in Macedonia, con la realizzazione e poi l’ampliamento di un nuovo sito produttivo (non soggetto alle norme Ue in quanto extracomunitario).

In Regione in particolare era stata chiesta attenzione al mantenimento dei livelli occupazionali, anche in vista delle nuove norme Ue, per le quali l’azienda non aveva ancora previsto riconversioni produttive o adeguamenti tecnologici. L’ultima trasformazione aziendale per adeguarsi alle nuove tecnologie produttive, 10 anni fa quando l’azienda aveva ancora denominazione Giannoni, costò 70 licenziamenti nella forza lavoro.

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