L’ANALISI Fatturato e utili, Codogno “batte” Casale. È merito del polo della Mirandolina

Una lettura dei risultati economici delle Top 200 imprese del Lodigiano

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Una “pattuglia” di 25 aziende contro 10, un volume d’affari di 968 milioni di euro contro poco più di 363, un risultato d’esercizio complessivo di 92,6 milioni contro 14,4. Se si considerano le imprese lodigiane al vertice per fatturati nel 2022, Codogno supera la vicina Casalpusterlengo di oltre due volte e mezzo quanto a ricavi e di quasi sette volte se si ha riguardo agli utili.

L’analisi scaturisce da una lettura dei risultati economici delle Top 200 imprese della provincia di Lodi, rilevati dal Centro Studi Assolombarda sulla base dei bilanci contenuti nella banca dati Bureau Van Dijck e pubblicati dal “Cittadino” all’inizio di dicembre. Quella classifica rappresenta solo parzialmente la realtà economica afferente i due territori comunali, ma è indubbio che Codogno, complice la presenza di un consistente polo industriale in località Mirandolina, racchiuda un più elevato numero di imprese di vertice che garantiscono performance mediamente superiori: Codogno ha garantito nel 2022 il 7,55% del fatturato totale delle Top 200, mentre Casalpusterlengo si ferma al 2,83%; se si considera tuttavia la media dei ricavi, le aziende delle due città si rivelano molto più vicine, 38,7 milioni per Codogno, 36,3 per Casalpusterlengo.

Distanza maggiore si ha, come visto, sul piano dei risultati d’esercizio, una differenza marcata anche dall’Ebit mediano che per Codogno è stato del 9,92 contro il 5,04 della città “gemella” (3,7 milioni di media per azienda contro 1,4).

Annate a confronto

Rispetto ai risultati 2021 il gap fra le due realtà si è ulteriormente allargato nei dodici mesi successivi. Codogno ha incrementato il fatturato totale del 51,4%, Casalpusterlengo soltanto del 16,9%; quanto al reddito quello delle aziende casalesi si è addirittura ridotto di un milione di euro, mentre le imprese codognesi lo hanno addirittura raddoppiato, da 45 ad oltre 92 milioni. La circostanza trova tuttavia spiegazione nell’irruzione ai piani alti della classifica della codognese Enegreen con i suoi 235 milioni di fatturato e 51 di utile, mentre sull’altro fronte Unilever Italia Manufacturing ha visto dimezzarsi l’utile, da 13 a 6 milioni e mezzo di euro.

Imprese a confronto

Se si considerano invece i risultati delle sole aziende già presenti nella Top 200 riferita ai bilanci 2021 (rispettivamente 22 e 9) le cose cambiano leggermente. Il fatturato complessivo delle imprese codognesi risulta poco più che doppio rispetto alle casalesi (710 milioni di euro contro 342) e il risultato globale d’esercizio poco meno del quadruplo (39,3 milioni contro 10,6). Le distanze insomma, per quanto ancora ampie, si avvicinano e comunque i ricavi presentano in entrambi i casi volumi in aumento. Quel che colpisce è invece il dato sugli utili. In entrambi i casi sono addirittura arretrati: quelli delle 22 aziende codognesi da 41,9 milioni appunto a 39,3, quelli delle 9 imprese casalesi da 15,2 a 10,6. I numeri sembrano indicare una pur lieve erosione dei margini: risultati in diminuzione a dispetto di ricavi in aumento, o comunque utili in crescita meno elevata rispetto al volume d’affari.

Le performance

In realtà la maggior parte delle imprese, in entrambi i centri, hanno chiuso il 2022 con il segno più sia sul fronte dei fatturati che dei rendimenti. Come per Enegreen (con un Ebit di 30,85), le performance migliori sul fronte codognese sono venute ancora dall’edilizia (Gervasi Mario Srl, 23,55) e affini (G.B. & Partners, 32,17), ma un rapporto reddito/fatturato in doppia cifra ha confortato anche aziende del manifatturiero (Pellini 18,51, Telme 16,84, Italtergi 15,80, Fiaptech 14,35, Star Pallet 13,65 e Pomati Group 13,44) e del commercio, specie all’ingrosso (New Wave Italia 13,79, Emilcotoni 13,78, Semex Italia 13,72).

Di contro, tra le dieci aziende casalesi soltanto Azeta presenta un Ebit di 23,94, le altre hanno numeri ad una sola cifra, due addirittura negativi. E ciò nonostante fatturati in aumento per tutte, Unilever esclusa. Il 2023 ci dirà se la forbice è destinata ad allargarsi ulteriormente.

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