Giorni retribuiti, a Lodi sono 262

ECONOMIA La provincia è quinta in Italia secondo i dati della Camera di commercio

Lettura 1 min.

Lodi

Lodi è quinta in Italia per numero medio di giornate retribuite. Nel 2024 nella provincia lodigiana sono state 262,8: un dato che la colloca davanti a gran parte del Paese e a poca distanza dal vertice della classifica, guidata da Lecco con 265,4 giornate. È uno dei numeri più significativi dell’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA sul mercato del lavoro italiano. Dietro quelle cifre c’è tuttavia anche un’altra fotografia: nel Nord il lavoro è mediamente più continuo e strutturato, mentre nel Mezzogiorno la maggiore precarietà e il peso del part-time involontario e del lavoro stagionale riducono drasticamente il numero di giornate retribuite durante l’anno. Nel 2024 un lavoratore italiano ha avuto mediamente 246,5 giornate retribuite. Al Nord si è arrivati a 255, mentre nel Mezzogiorno ci si è fermati a 228. Ventisette giornate di differenza. Quasi un mese. E Lodi, con le sue 262,8 giornate, si trova ben al di sopra della media nazionale e anche della media del Nord. Davanti alla provincia lodigiana ci sono soltanto Lecco, con 265,4 giornate, Biella con 263,9, Vicenza con 263,4 e Monza-Brianza con 263,3. Un gruppo formato da territori con una forte presenza manifatturiera e un tessuto produttivo nel quale le imprese medio-grandi garantiscono, nella maggior parte dei casi, una maggiore continuità occupazionale. All’estremo opposto della classifica si trovano invece Rimini, con 212 giornate, Nuoro con 205 e Vibo Valentia con appena 195. Nel Mezzogiorno sono più diffusi i contratti precari, il part-time involontario, il lavoro stagionale e il fenomeno del lavoro nero. Inoltre nel 2024 la retribuzione media giornaliera è stata di 108 euro al Nord, contro gli 80 euro del Mezzogiorno: un differenziale del 36 per cento. Le regioni ai vertici della produttività sono Trentino-Alto Adige, Lombardia, Valle d’Aosta, Lazio ed Emilia-Romagna. E nella classifica degli stipendi medi lordi annuali ritroviamo quasi gli stessi territori. Da qui parte anche la riflessione della CGIA sul salario minimo. Secondo l’ufficio studi, per molti lavoratori poveri il problema non è solo la paga oraria, ma la quantità di lavoro disponibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA