C’è la firma del Crea di Lodi sul mais che tollera la siccità

AGRICOLTURA Il Booster resiste alla carenza d’acqua

Lettura 1 min.

Si chiama Booster e ha l’obiettivo di sdoganare l’impiego in agricoltura di mais resistente a particolari condizioni di carenza d’acqua: un progetto dal valore di 4 milioni di euro, inserito nel programma Horizon Europe della Commissione europea avviato 48 mesi fa coinvolgendo 14 partner in 10 Nazioni nel mondo. In Italia, solo il Crea-Aza di viale Piacenza a Lodi è stato interessato dal Booster. Qui i risultati raggiunti dal team di ricercatori ed esperti guidato da Andrea Brandolini sono stati eccellenti. A presentarli ieri mattina Brandolini stesso, che insieme ad Antonio Barabba Terno e Miriam Tonali ha spiegato al pubblico di addetti ai lavori e agricoltori il lavoro che s’è fatto per rendere i semi di mais, e le foglie della pianta una volta cresciuta, adatte a resistere in condizioni di scarsità di acqua tramite l’impiego di batteri e di alghe. L’obiettivo, visto l’innalzamento delle temperature, le estati torride e la carenza d’acqua che da qualche anno a questa parte impensierisce gli agricoltori non solo della Pianura Padana, «è quello di migliorare la tolleranza alla siccità del mais utilizzando la variazione genetica presente in natura e i biostimolanti ottenuti da organismi viventi, in modo da ottenere nuove colture agrarie che tollerino la carenza di acqua» hanno spiegato i ricercatori del Crea. Questo utilizzando il sistema del trasferimento di caratteri genetici da specie che tollerano la siccità a specie meno tolleranti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA