Vincenzo Malinconico: l’avvocato d’insuccesso conquista il teatro
TEATRO La recensione a cura di Fabio Francione
Milano
Quante volte si è sentito dire che un film non ha rispettato il libro che l’ha ispirato tanto che anche differenze minime, dovute anche a soluzioni visive e drammaturgiche che il cambio di media esige possono dar fastidio a lettori, per lo più forti. Difficilmente avviene il contrario e quando accade si può tranquillamente affermare che è un evento eccezionale ed è quello che è successo con uno dei più amati personaggi letterari e televisivi (e già qui c’è un passaggio cruciale approvato): Vincenzo Malinconico, l’avvocato d’insuccesso, uscito dalla penna di Diego da Silva e portato sullo schermo da Massimiliano Gallo. La coppia, creatore e attore, ha fatto di più, ha ridotto per il teatro alcuni episodi della vita dello sgangherato legale napoletano. Senza preamboli: anche quest’ulteriore passaggio – dalla carta alla tv e ora a teatro – non fa perdere nemmeno un etto di quel disincanto tutto partenopeo che è la cifra esistenziale di Malinconico. Vi è anche da aggiungere quel non so che di eduardiano (inteso come Eduardo De Filippo) che è proprio di Gallo, visti la famiglia d’arte da cui proviene. Dunque, Malinconico moderatamente felice (repliche in sold out al Teatro Manzoni di Milano fino all’8 marzo prossimo ) racconta a un divertito spettatore le disavventure sentimentali e giudiziarie di un avvocato con poca voglia di lavorare, ma geniale e incompreso filosofo che della vita ritiene di sapere tutto, quando invece ne viene sistematicamente sopraffatto. Tuttavia ha una figlia acquisita che lo ama, un’amica che gli concede di quando in quando le sue grazie, un assistente imbranato e un angelo sgangherato che poco l’aiuta. Insomma, c’è tutta una costellazione amicale che però non gli fa dimenticare una donna, sognata sì. Amata? Solo nell’immaginazione di Malinconico che tra una battuta e l’altra fa dimenticare al pubblico che si può essere sfortunati, anche a teatro.
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