Uno spettacolo oltre la musica: il segreto delle canzoni di guerra
TEATRO Coinvolgente esibizione di Matteo Ferrari che ha “rapito” il pubblico delle Vigne
Lettura 1 min.Ripercorrendo la grande storia tra le note delle canzoni, sabato sera il concerto dello showman Matteo Ferrari alle Vigne si è rivelato un viaggio nel tempo e nelle emozioni. Accompagnato al pianoforte da uno strepitoso Simone Cappello, il cantante e attore della Valsugana è approdato a Lodi carico di storie da raccontare: tra i versi delle canzoni in repertorio è emerso il volto della guerra, fatto di dolore, perdite e tristi addii. Proprio come nella canzone Lili Marleen scritta da Hans Leip nel 1915, che il cantante ha ricordato rievocando la scena del soldato e della sua innamorata che si davano appuntamento sotto un lampione, proprio davanti alla caserma. «Nessuno saprà mai come si è conclusa questa storia - ha detto l’artista che da sei anni sta portando in giro per l’Italia lo spettacolo Maramao - canzoni tra le guerre -. Ma mi sono concesso una piccola licenza poetica, cantando un lieto fine». Infatti, a seguire, le note di Mamma del 1940 hanno riportato il soldato dal fronte, finalmente a casa. Un lavoro, quello di Ferrari, che va ben oltre le luci del palcoscenico: si tratta, infatti, di un impegno fatto di ricerca e di grande passione per la storia della canzone italiana e per il teatro, che è esploso in un tripudio di emozioni, durante un concerto che ha tenuto il pubblico delle Vigne inchiodato alle poltrone fino alla fine. Più di un’ora e mezza di spettacolo in cui è emerso tutto il talento di un grande artista che arriva dal mondo del musical, in grado di far rivivere appieno l’atmosfera dell’Italia degli anni tra il 1920 e il 1940. Ma lo spettacolo non ha mostrato solo il volto crudo della guerra: ha fatto emergere come «la canzone e la musica, anche in epoche difficili, hanno avuto la capacità di far sognare le persone e magari anche di strappare un sorriso». In modo divertente, ironico e leggero Il pinguino innamorato del 1936 (testo di Alfredo Bracchi e musica di Giovanni D’Anzi) ha raccontato la situazione comica di un animale notoriamente buffo e freddo che, invece, prova sentimenti appassionati, in un susseguirsi di onomatopee, capaci di rendere la scena viva, sonora e ritmata. Coinvolgendo la platea in dialogo diretto, l’artista ha regalato un omaggio a grandi artisti del passato: musicisti e parolieri che, da secoli, vivono ancora nei testi delle loro canzoni.n
© RIPRODUZIONE RISERVATA