È passato un po’ in cavalleria, almeno su questo spalto privilegiato sul mondo dei media, tv e nuovi device, l’annuncio fatto da Enrico Mentana che, alla vigilia di Natale, lascerà La7 e la direzione e conduzione del telegiornale dell’emittente di Urbano Cairo. Per andar dove, non si sa? C’è da dire che da tempo il giornalista, inventore delle maratone elettorali, poi allargate anche ad altri avvenimenti come la guerra russo – ucraina, aveva manifestato insofferenza verso l’indirizzo dato all’emittente. Da sempre, per ascolti e capacità di attrarre un tipo di pubblico, considerato il terzo polo della tv italiana. Eppure, come tv di approfondimento politico e culturale con trasmissioni come “8 e 1/2”, “Piazza pulita”, “Eden” o “una giornata particolare”, La7 ha raggiunto un’aura di autorevolezza notevole. Peraltro in un sistema televisivo così frammentato e attaccato dai social. In tutto ciò, evidentemente, Mentana non ci si ritrovava più. Di certo uno dei disaccordi potrebbe essere stato quello della linea politica. Forse un po’ troppo partigiana. Forse. Ma, più che altro per un giornalista che ha attraverso più stagioni sia della politica sia della società italiana, che ha visto tutti i passaggi di mano tra prima, seconda e la nascente terza repubblica, forse (un altro) è arrivato il momento di passar la mano. Inoltre, anche qui, inventore di uno stile molto americano, veloce e allo stesso tempo chiaro. Nondimeno ironico con i suoi collaboratori. I siparietti delle sue lunghe “maratone” servivano a stemperare tensioni e e la noia dei tempi morti. Per giunta assecondato dai suoi giornalisti. La mira era precisa, i bersagli erano sempre colpiti. Insomma, anche per chi l’ha mal sopportato, sarà una perdita notevole per la tv italiana. (F. Fr.)
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