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Il Paradiso delle Signore torna per la sua decima stagione (la nona nel formato daily) riconfermandosi quell’incredibile macchina del tempo capacissima di trasformare la tv generalista della metà pomeriggio in un rito laico per milioni di spettatori. La scrittura continua ad applicare con millimetrica precisione la lezione del melodramma nazional-popolare: intrecciare la grande Storia d’Italia, tra le macerie del dopoguerra e i primi bagliori del boom economico, con il pulviscolo delle micro-storie quotidiane. Tra le corsie del magazzino milanese ideato da Vittorio Conti si respira quell’estetica patinata e rassicurante che funziona da perfido specchio nostalgico: abiti sartoriali, pettinature cotonate e un’Italia in bianco e nero che, nel ripasso a colori del daytime di Rai 1, sembra quasi un paradiso perduto. Ma oltre le schermaglie amorose tra veneri e magazzinieri, la vera forza della nuova edizione sta in altro. La serie maneggia con abilità i cambiamenti del costume — l’emancipazione femminile, le prime crepe nelle famiglie patriarcali, l’avvento dei nuovi consumi — traducendoli in soap opera di fattura impeccabile.

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