Telekommando

Tra i programmi più seguiti sulle piattaforme on demand e poi riversati in chiaro, nel passaggio da Discovery plus e Real Time, il mercoledì sera vi è “Matrimonio a prima vista” e nel corso della settimana giù repliche. Giunto alla sua 16^ edizione, quasi un record e in buona compagnia, il pensiero va a “Primo appuntamento”, “Cortesie per gli ospiti”, “Casa a prima vista”, “4 ristoranti” e “Masterchef” (di sicuro qualcuno ne dimentico), il programma ha più di una singolarità che vanno elencate: si va dal tentativo ed è il caso di dirlo di mettere insieme e far diventare una coppia sposata, fatta e finita, due individui che non hanno nulla da spartire, selezionati attraverso quello che si chiama “matching” delle prerogative personali. Piattamente, una parvenza di affinità di coppia. Pare di fare un quadro astrologico invece che stilare profili psicologici. Infatti, il più delle volte accade l’imponderabile. Il caso più eclatante è che il primo impatto, destinato alla visione dei rispettivi coniugi, freschi freschi di sì, sia deludente. D’altronde è proverbiale la faccenda che dice che anche l’occhio vuole la sua parte. Ma, vista la festa e gli invitati al matrimonio, parenti e amici, le perplessità le si lasciano ai ripetuti “confessionali” o alle interrogazioni degli esperti. Potrei andare avanti, ma è meglio soffermare un momento l’attenzione sulle tre coppie di questa edizione. L’anno scorso era andata si può dire bene: una su tre era (è?) rimasta insieme. Queste di oggi per come sono partite, e si è alla quarta puntata, sembrano già essere scoppiate sul nascere. Per tutta una serie di ragioni. La più evidente e facile è che sono state mal assortite e forse per questo daranno motivi in più per suscitare un interesse maggiore del pubblico. (F. Fr.)

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