Siamo serial, Hostage

Un thriller che porta con sé una riflessione interessante e attuale sul mondo della politica e della comunicazione, ma che dal punto di vista della trama e dei suoi colpi di scena è piuttosto prevedibile, il che è abbastanza strano per una serie tv britannica. “Hostage” è la miniserie inglese arrivata da poco su Netflix, firmata da Matt Charman e composta da cinque episodi carichi di tensione.

L’incontro tra le due donne più importanti del Regno Unito e della Francia doveva essere un cordiale summit, almeno all’apparenza, un modo per confermare l’alleanza tra i due paesi, ma ben presto si trasforma in incubo pieno di intrighi e minacce.

Abigail Dalton (Suranne Jones) è la premier inglese, una donna testarda che non teme i propri avversari politici ma all’improvviso che si ritrova ad affrontare una crisi inaspettata: suo marito, Alex Anderson (Ashley Thomas), un medico impegnato in paesi sottosviluppati, viene rapito insieme ai colleghi senza che si capisca il motivo.

Nemmeno l’identità dei rapitori è nota, inoltre nessuna organizzazione terroristica rivendica l’operazione, le forze che cospirano contro Abigail e la sua famiglia agiscono nell’ombra e il loro obiettivo diventerà sempre più chiaro e sempre più ambizioso a ogni puntata. La gestione della situazione e il rilascio delle persone rapite si rivelano subito complicate, soprattutto perché la presidente francese Vivienne Toussaint (Julie Delpy) è in visita ufficiale a Londra e ha intenzione di avanzare delle richieste ben precise ad Abigail Dalton, richieste destinate a far discutere Downing Street e scatenare la polemica tra la popolazione.

In questa situazione, però, sia Abigail che Vivienne diventano vittime di un complotto, senza poter scegliere liberamente cosa fare perché entrambe sotto ricatto; le due donne, rivali e spietate l’una con l’altra, disposte a tutto pur di averla vinta, devono collaborare, ma l’esito di questa “collaborazione” non è affatto scontato e mostra fin da subito un cedimento.

La premier inglese e la presidente francese sanno benissimo come maneggiare il potere, sanno perfettamente che cosa concedere all’avversario e cosa invece chiedere in cambio. Come qualsiasi politico di professione abituato a sedere su alti scranni, entrambe hanno creato una finta facciata da mostrare sul palcoscenico della politica e davanti agli elettori, salvo poi scontrandosi con la profonda solitudine che questo ruolo implica. n

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