Siamo serial, Detective Hole

La serie tv tratta dal libro “La stella del diavolo” di Jo Nesbo

Ci voleva il detective Hole a ricordare quanto sia difficile uscire dalle fiamme dell’inferno, quello dei propri demoni e quello del mondo reale. I veri appassionati di crime avranno già capito di chi stiamo parlando, dell’antieroe protagonista dei libri di Jo Nesbø. È proprio il grande scrittore norvegese a firmare la sceneggiatura della serie tv scandinava tratta dal romanzo La stella del diavolo, la prima avventura come showrunner per un autore che ha venduto più di 60 milioni di copie e che certamente può essere definito un eclettico: è stato musicista, alpinista e calciatore. In una Oslo calda e violenta, l’investigatore della omicidi Harry Hole inizia l’ennesima caccia a un serial killer, dopo che una donna viene trovata morta con un dito mozzato e un gioiello a forma di pentagramma sotto la palpebra. Non è l’unica battaglia che il detective dovrà affrontare, convinto che il collega Tom Waaler sia corrotto, decide infatti di smascherarlo. Il vero motore del racconto è lo scontro, pesante e senza sconti, tra i due protagonisti, un duello che spesso mette in secondo piano la ricerca dell’assassino. Harry Hole, interpretato Tobias Santelmann, è un uomo ormai a pezzi, tormentato e alcolizzato, in costante equilibrio precario sul filo della vita. Chiuso nel suo dolore, segnato da tragedie che non può superare, è convinto che l’autodistruzione sia l’anestesia ideale per sopravvivere, anche se alla fine sono gli affetti e l’impeto di trovare il serial killer a farlo stare a galla. Tom Waaler, alias Joel Kinnaman (The Killing) è un poliziotto che ha fatto della violenza la sua religione, è un narcisista segnato da un forte conflitto interiore e mosso dal desiderio di avere sempre più potere. Entrambi gli attori sono ineccepibili nel rendere l’autodistruzione di Hole e la cattiveria di Waaler.

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