Salvador Dalì e la moda a palazzo Reale

LA MOSTRA A Milano fino al 31 gennaio

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A percorrere le sale della parte nobile di Palazzo Reale addobbate con gli abiti, monili, accessori, foto e opere creati o suggeriti da Salvador Dalì, nella mostra dedicata proprio al rapporto tra “Dalì e la moda” – tale è il titolo della mostra che resterà aperta fino al 31 gennaio prossimo, catalogo Skira curato da una manita di critici e storici dell’arte – non sembra poi così lontano scorgervi le idee di un’operetta morale leopardiana. Infatti, il binomio “arte e moda” oggi pare sempre più un già postumo “dialogo tra la Moda e la Morte”. Qui, le maiuscolo scelte dal recanatese le implica in un menage familiare di sorellanza. Mentre con l’arte, la moda ha un altro tipo di familiarità, talvolta anche di estraneità. Se non che è stata la modernità, la tesaurizzazione commerciale dell’opera e la serialità dei capi d’abbigliamento a dettarne, se una consanguineità affettiva, perlomeno una di adozione. Chi ha saputo, ma non è l’unico (viene anticipato nel secolo non ancora “breve” dai Futuristi, Depero e Balla, ma non solo e anche d’Annunzio qualche decennio non scherzava in quanto al vestirsi, per restare al Belpaese), interpretare al meglio questa relazione che ancor oggi si valida nell’esposizione di brand della cosiddetta “haute couture”. Il riflesso in mostra lo si osserva nelle commesse avute da Dalì da stilisti e marchi celebri con Schiaparelli e Dior. Interessante per chi ha l’occhio allenato è constatare che il tocco surrealista, bizzarramente onirico, compiuto dal pittore di Figueres quasi a sfiorare il grottesco, ma anche satira e magia, non viene diluito dall’incedere del tempo. Anzi, pare rafforzarsi nel legame coniugale con Gala, in un reciproco scambio dal sapore da un lato casalingo dall’altro invece proiettato in uno dei futuri, ormai anteriori, del XX secolo. (Fabio Francione)

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