Pietre d’inciampo, piccoli monumenti alla memoria
PIETRE D’INCIAMPO Santi, presidente dell’Associazione internati militari, andrà a Roma, all’incontro con Mattarella
Si sentivano liberi pur essendo prigionieri. In qualsiasi momento avrebbero potuto salvarsi, aderendo alla Repubblica di Salò e alle Ss. E invece no. Non l’hanno fatto: sono andati incontro alla morte, lasciando un nobile insegnamento di resistenza e antifascismo.
«Coraggio miei cari
l’amore è eterno
ed io per sempre
resterò fra voi»
(Ettore Archinti)
Pietro Santi è uno di loro. Lodigiano a cui è stata dedicata la prima pietra d’inciampo in piazza Castello, è morto a 32 anni, a causa delle percosse subite con il calcio del fucile di un soldato nazista, mentre raccoglieva delle bucce di patate sulla neve, per sfamarsi. Un esempio da immortalare per il nipote Luca Pietro che inseguendo la sua storia, a partire dai racconti di papà Gianni e della zia Mina, ha voluto fondare l’Associazione degli internati militari e dare il via alla stagione lodigiana delle pietre d’inciampo. Oggi tra internati militari e partigiani sono 5 le pietre già posizionate. Due sono in arrivo, mentre per gli altri nomi è in corso la ricerca dei famigliari. «Solo per quanto riguarda gli internati militari - spiega Luca Santi -, i lodigiani erano un centinaio. Vorremmo metterli tutti lì, una vicina all’altra le loro pietre, e chissà, magari, un giorno, trasformare piazza Castello in “piazza Castello, largo internati militari”».
L’obiettivo, annota la vicesindaca Laura Tagliaferri, «è salvare la memoria con dei segni tangibili all’interno del tessuto urbano. Negli stessi luoghi nei quali camminiamo tutti i giorni si è consumata la storia e la speranza è che spostando i piedi ci si inciampi dentro». Ci si possa accorgere di chi ci ha preceduto e cosa contasse davvero per loro e potrebbe contare ancora anche per noi.
«La presentazione delle prime due pietre d’inciampo - aggiunge Tagliaferri - è avvenuta nel 2023. La prima, intitolata a Santi, in piazza castello, a gennaio, e poi, ad aprile quella intitolata ad Ettore Archinti e voluta dall’ex sindaco socialista Andrea Cancellato, nell’omonimo corso, davanti all’immobile che ospitava il suo studio. Nel gennaio 2024 abbiamo posato la seconda pietra, in piazza Castello, per l’internato Gianfranco Lupatini e quelle dei due Marzagalli, entrambi partigiani, proposte per l’Ilsreco da Ivano Mariconti: Luigi Vincenzo detto Barba, in piazza Ospitale 10 e Luigi Giulio detto Gino, in via Ottone Morena 4. Il primo, straccivendolo, nato il 12 luglio 1899 venne arrestato la prima volta il 5 marzo 1943 per «propaganda antifascista e disfattista» e morì a Lengenfeld, il 23 marzo 1945, a 45 anni. Gino, invece, era fabbro, dopo la caduta di Benito Mussolini, su invito di Eligio Mariconti, antifascista di lunga data, partecipò a incontri informali per progettare il futuro del paese dopo la fine della guerra. Gino collaborò nel portare aiuto a ex prigionieri alleati, inviare in montagna i primi giovani partigiani, e raccogliere armi, venne arrestato con altri resistenti e morì a Mauthausen il 22 aprile 1945. Essenziale, invece, nel tenere viva la memoria di Lupatini, morto come internato militare, in uno Stalag tedesco nell’aprile del 1944, oltre alla pietra è il lavoro della nipote Margherita Baldrighi che ha incontrato centinaia di classi lodigiane per parlare della sua storia e ha pubblicato persino due libri, l’ultimo dei quali è stato presentato al salone del libro di Torino. «In programma - aggiunge Santi - abbiamo come Anei (i soci fondatori sono con Santi, che è presidente locale e consigliere nazionale, Tatiana d’Angelo, Marco Bollani, Lorenzo Rinaldi, Ferruccio Pallavera, Lorenzo Maggi, Francesco Passerini, Angelo Stroppa, Giuseppe Mazzara, Giancarlo Cordoni e Ferruccio Garolfi) la posa della pietra per Egidio Capra, mentre siamo alla ricerca dei parenti di Gianfranco Brunetti. I funerali di entrambi furono insieme a quello di mio nonno, in San Filippo, negli anni 50, dopo che mia zia andò a farsi restituire la salma. A Castiglione, invece, metteremo quella per Luigi Dossena. Il 19 settembre andrò dal presidente Sergio Mattarella che ha organizzato un’udienza con tutte le associazioni degli internati, mentre il 20 faremo la cerimonia sotto i portici del Broletto, dove è presente la lapide dei caduti e poi ci saranno cerimonie anche a Codogno e San Martino, dove sarà inaugurata la lapide. Le pietre sono realizzate dall’artista tedesco Gunter Deming che ha dato vita al progetto Stolpersteine: “Un progetto che mantiene viva la memoria dell’espulsione di ebrei, sinti e rom, perseguitati politicamente, omosessuali, testimoni di Geova e vittime dell’eutanasia sotto il nazionalsocialismo».
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