Lettere ai fabbricanti di armi: la voce di pace dei bambini
L’appello Il volume è scritto dalla giornalista Anna Pozzi con Arnoldo Mosca Mondadori e Cristina Castelli
Convertito dalla coscienza etica del suo bambino ha smesso di costruire mine. E la sua storia è diventata lo spunto per un libro edito da Piemme - Il battello a vapore. “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi” sarà presentato venerdì 13 marzo a Lodi e Corte Palasio. Ne abbiamo parlato con Anna Pozzi che è autrice insieme ad Arnoldo Mosca Mondadori e Cristina Castelli. Giornalista, scrittrice, docente all’università Cattolica di Brescia, Pozzi è redattrice del mensile «Mondo e missione», ma collabora anche con diverse testate, incluso «Avvenire», per le quali ha realizzato numerosi reportage dai paesi dell’Africa e del Medioriente.
«L’idea del libro - spiega Anna Pozzi - nasce da Mondadori e dalla storia di Vito Alfieri Fontana, un produttore di mine che poi ha riconvertito la sua fabbrica dopo aver dimenticato in auto un catalogo dei suoi ordigni. Il figlio accorgendosene gli ha detto: “Insomma, papà, tu sei un assassino?”. La frase ha colpito il cuore dell’industriale che ha deciso di convertire la sua azienda e per molti anni è andato personalmente nei Balcani per le operazioni di bonifica dalle mine. Arnoldo, dopo essere stato incoraggiato da Papa Francesco, ha coinvolto anche me e Cristina Castelli che è docente della Cattolica ed è responsabile dell’unità di ricerca sulla resilienza». Da qui è iniziata la raccolta di testi e disegni, in alcuni casi avvenuta direttamente sul posto (come per il Sud Sudan, Myanmar e la Repubblica democratica del Congo dove è stata Anna Pozzi), ma anche da Gaza, attraverso persone e gruppi che hanno creato nei luoghi di conflitto spazi sicuri che hanno permesso a bambini e ragazzi di potersi esprimere. «Il libro - spiega Pozzi - si rivolge a ragazzi, insegnanti, a chiunque, con la speranza che le nuove generazioni possano effettivamente portare avanti un anelito di pace, convivenza e dialogo. Abbiamo inviato il libro alle maggiori aziende produttrici di armi in Italia e nel mondo. Si tratta ovviamente di un segno. La speranza, un po’ utopica, è che magari si converta il cuore di qualcun altro oltre a quello di Vito Alfieri Fontana. Come diceva Papa Francesco, c’è gente che guadagna anche con il sangue: quella delle armi è una delle operazioni finanziarie più redditizie. La maggior parte delle vittime è civile. Si stima che 500milioni di bambini sia coinvolto in conflitti di guerra, mentre milioni e milioni di minori non vanno a scuola. Aldilà delle conseguenze delle guerre subiscono la violazione del diritto all’istruzione, non possono costruirsi un futuro in dignità, oltre che in pace. Quando ho incontrato i ragazzini, in Sud Sudan, nel campo per sfollati di Rubkona, che ospita 130mila persone, sono rimasta colpita: all’inizio nessuno voleva disegnare. “Non sono capace”, dicevano. Ho capito che non volevano perché non l’avevano mai fatto, non avendo mai avuto matite e colori per farlo».
Nelle lettere e nei disegni ci sono la sofferenza ma anche la speranza, i sogni e i desideri. I bambini hanno delle risorse inimmaginabili e una maturità incredibile rispetto alla loro età. “Basta armi, basta guerra, vogliamo solo studiare”: è una delle frasi ricorrenti, in tutti i contesti.
Anna Pozzi, da 30 anni si occupa di questi temi e gira l’Africa, ha vissuto anche due anni in Camerun. «La pace non è utopia - dice -, è impegno, responsabilità di tutti e di ciascuno».
Navigando sul sito che ha lo stesso titolo del libro è possibile inviare altri testi e disegni e iscriversi ai laboratori. I proventi vengono reinvestiti per creare occasioni che permettano ai bambini di potersi esprimere in contesti di guerra.
Tra le lettere spicca quella di un ragazzino del Sud Sudan che era stato forzatamente arruolato. «Oltre ad aver assistito alla guerra, l’ha anche fatta - racconta l’autrice -, poi è riuscito a scappare in Sudan, quando è scoppiata la guerra anche lì, è scappato di nuovo. Adesso è nel campo sfollati; è un ragazzone di 18 anni, alto 2 metri, che è tornato a scuola, in terza elementare: un atto coraggioso il suo; ha lasciato la guerra, si è rimesso in gioco, sedendo nei banchi con bambini molto più piccoli di lui. Spesso vado in situazioni estreme, ma non torno mai senza speranza: le persone hanno una forza incredibile, una capacità di vivere, sopravvivere, sognare, guardare al futuro e un forte senso di comunità che qui abbiamo perso. Loro si sentono persone e non individui smarriti nel nulla delle relazioni».
IL PROGRAMMA
Il 13 marzo, alla mattina, Anna Pozzi incontrerà gli alunni delle scuole diocesane e dell’istituto Canossa. Alle 18, il volume Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Da Gaza all’Ucraina: storie, voci e immagini delle bambine e dei bambini colpiti dalle guerre di Arnaldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli, sarà presentato presso la libreria Paoline, in via Cavour 33, a Lodi.
Alle 20,30, presso l’oratorio di Corte Palasio, invece, Anna Pozzi racconterà la sua testimonianza di giornalista in Africa e Medio Oriente. L’incontro sarà preceduto, alle 19.30, da una cena povera, in oratorio (offerta libera; per prenotare 338/2129391). L’iniziativa, intitolata “Il grido dei bambini. Voci contro la guerra dai più indifesi del mondo” è promossa da Meic, parrocchia di San Giorgio e libreria Paoline. «L’idea dell’iniziativa - spiega il presidente del Meic Luigi Galmozzi -, arriva da don Carlo Groppi. Abbiamo accolto subito la sua proposta perché anche noi stiamo lavorando su questi temi».
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