LA STORIA Caperdoni e il cinema partendo dalla provincia: «Vorrei tornare a Casale»

Il regista della serie tv “Rumors – La casa brucia” distribuita su Amazon Prime è nato nella Bassa

«Il cinema autentico rinasce in assenza di mezzi, per urgenza di comunicare». Sta in questa frase, inserita nelle note di regia, la filosofia di “Rumors – La casa brucia”, la serie tv scritta e diretta da Tommaso Caperdoni (insieme a Luca Bizzarri), regista, autore e produttore originario di Casalpusterlengo, che dal 19 febbraio è disponibile su Amazon Prime Video, una delle maggiori piattaforme di streaming. Si tratta di un “unicum” nel panorama italiano: una produzione “dal basso” e indipendente con firme artistiche sotto i 30 anni, attori emergenti, un budget limitato e un’intera città, Arezzo, che ha partecipato attivamente (ed emotivamente) al progetto “prestando” location e comparse.

La vita di provincia, i sogni e le aspettative disilluse della “Generazione Z” e una trama ricca di suspense e mistero: sono questi gli ingredienti fondamentali degli 8 episodi che hanno già conquistato il cuore di migliaia di appassionati. Gli “show runner” della serie sono Caperdoni e Luca Bizzarri, fondatori del collettivo Farrago poi evoluto in società di produzione. «Sono nato a Casalpusterlengo, conosco bene la realtà della provincia – racconta Caperdoni, classe ’98, da diversi anni di stanza nel capoluogo toscano, dove si è trasferito durante il percorso di studi -. La situazione ad Arezzo non è molto diversa: i giovani hanno pochissime opportunità. Per questo abbiamo deciso di scrivere una serie che racconta il nostro punto di vista, il fatto di non essere rappresentati e di essere spesso esclusi dalla vita politica e culturale. Il cinema italiano è un’eccellenza dal punto di vista tecnico, ma mancano storie sui giovani: abbiamo voluto fare sentire la nostra voce, partendo dal basso, dalla provincia».

I protagonisti di “Rumors” sono appunto tre giovani che, ad Arezzo, indagano su misteriose aggressioni mentre fanno i conti con i loro genitori e la solitudine: scoprono che la città è tenuta in scacco da un’oscura organizzazione e che anche le persone più vicine potrebbero farne parte. «Da diversi anni, come Farrago, siamo attivi sul territorio. E anche per questo l’intera città ha partecipato al progetto – continua Caperdoni -: 300 comparse volontarie, oltre a negozi, musei istituzioni che ci hanno prestato le location per girare le scene. Il nostro è cinema di intrattenimento che però vuole raccontare qualcosa di significativo. Il primo a darci fiducia è stato Stefano Mutolo di Berta Film che ci ha scritto una lettera d’intenti: ha risposto Minerva Pictures che ha colto il valore del progetto e l’ha distribuito su Prime Video. Possiamo dire che l’accoglienza è stata ottima: siamo entrati anche nei “suggerimenti” della piattaforma. Sui social i commenti sono lusinghieri. Fonti di ispirazione? Due serie distanti tra loro: un progetto “datato” come Twin Peaks, soprattutto per la parte estetica, e una serie come Skam Italia, una delle pochissime produzioni che riesce a raccontare la nostra generazione». In futuro, Caperdoni sogna di lavorare anche nella sua zona di origine: «In Toscana portiamo avanti il progetto “Fuori dal comune”, 4 giorni di formazione in cui produciamo un videoclip musicale mettendo insieme giovani attori e musicisti. Dal prossimo anno usciremo dalla regione, mi piacerebbe tanto fare tappa a Casale».

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