La poesia delle cose semplici nei quadri di Querques e Marchesi

LA MOSTRA In occasione del patrono, giovedì sarà inaugurata l’esposizione all’ex chiesa dell’Angelo

San Bassiano. E dunque, nell’intrecciarsi di tradizione e di memorie indissolubilmente legate a un tempo trascorso: Lodi, le sue campagne immerse nel gelo invernale, i cascinali dai quali famiglie intere, nel giorno della festa del Patrono, sfidavano la neve e le nebbie per rendergli omaggio, raggiungendo il centro cittadino. I cascinali, le strade tra i campi, la pianura lodigiana, sono tra i soggetti, non gli unici, dei dipinti componenti la mostra che da oggi, fino al 25 gennaio (giovedì e venerdì dalle 16 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19; lunedì 19 gennaio dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19), accompagnerà alla ex chiesa dell’Angelo di via Fanfulla 22 il tempo della festa di San Bassiano. Ne sono protagonisti i pittori Franco Marchesi e Dionisio Querques, che mettono a confronto due differenti linguaggi, e dunque due sensibilità, con l’ambito della figurazione naturalistica come denominatore comune: presupposti da cui germinano modi diversi di intendere la trattazione delle tematiche, a partire da quella paesaggistica più fortemente evocativa del territorio. Colmi di una genuina poesia delle cose semplici, e di un appassionato legame che proprio nella pittura trova modo di esprimersi, sono gli scorci di Franco Marchesi. Raccontano di una vita scandita dal ritmo delle stagioni, la stessa vissuta dall’autore di Cornegliano Laudense fin dalla nascita, e rimasta impressa con indistruttibile sentimento nel suo animo. Con passione da autodidatta, che ha raggiunto significativi esiti con l’applicazione di una vita, la personalità schiva e riservata di Marchesi vi ha dato voce attraverso la pittura. Morbide stesure di colore caldo restituiscono i suoi pacati sguardi sui luoghi e sulle cose. Acquerelli, anche di recente produzione, sono invece, insieme a oli su carta e su tela, nella sezione con le opere di Querques, aretino di nascita e residente in provincia di Pavia. Il suo linguaggio, costruito a partire dalla frequenza ai corsi dell’Accademia di Brera di Milano, è spesso attraversato da richiami espressionisti nella accentuazione dei contrasti coloristici, e nella scelta di inusuali tagli prospettici specie nelle nature morte, che costituiscono la sua proposta insieme ai paesaggi e ai ritratti ambientati. L’annunciata numerosità delle opere esposte, all’incirca un’ottantina, offrirà al visitatore un’ampia panoramica della produzione dei due pittori, sacrificando però il respiro dell’insieme e, in qualche caso, gli esiti ottenibili con una maggiore selezione qualitativa. (M. Ar.)

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