La grande esposizione dedicata a Luciano Fabro
PIRELLI HANGAR BICOCCA Materiali apparentemente inconciliabili dialogano tra loro in modo incessante
Lettura 1 min.Negli spazi cattedralizi e brechtiani del Pirelli HangarBicocca, dove l’architettura industriale rischia di inghiottire la dimensione del manufatto artistico, la grande esposizione dedicata a Luciano Fabro, Abitare lo spazio, a cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vincente Todoli con la collaborazione di Silvia Fabro (visitabile fino al 21 febbraio 2027, catalogo Pirelli Hangar Bicocca) non si limita a disporre sculture nel vuoto, ma riattiva una tensione critica e sensoriale di rara intensità. L’impianto espositivo restituisce intatta la postura intellettuale di un autore per il quale l’atto di scolpire non è mai stato una semplice occupazione formale dell’ambiente, bensì una relazione viva, corporea e costantemente misurata con l’architettura circostante. Per l’artista, nato a Torino nel 1936 e morto a Milano nel 2007), e grande didatta, le sue lezioni a Brera sono raccolte in un doppio volume edito Libri Scheiwiller/24 ore Cultura, la forma rappresentava una pausa consapevole all’interno della costante trasformazione della materia. Il percorso, che si snoda attraverso le ampie navate, mette in luce la dialettica profonda tra il rigore concettuale proprio dell’Arte Povera (partecipò alla prima mostra del movimento “creato” da Celant) e la concretezza fisica dell’esperienza quotidiana. Fin dai primi lavori storici degli anni Sessanta, legati alla costruzione di strutture abitabili calibrate sulle proporzioni umane che ribaltano la percezione tradizionale tra osservatore e ambiente, si rifiuta ogni finzione decorativa per perseguire l’autenticità del luogo. Non si tratta di allestire scenografie effimere, ma di fondare spazi reali in cui la presenza del corpo sia condizione fondamentale per la fruizione medesima dell’opera d’arte. In questa mappa espositiva, materiali apparentemente inconciliabili come il marmo, la carta, il rame, la seta e il ferro dialogano tra loro in modo incessante. Le complesse geometrie e i volumi sospesi dimostrano come la storia dell’arte, la riflessione filosofica e il pensiero critico siano stati materia viva al pari degli elementi naturali. La mostra non celebra né ammicca chissà a cosa: la disposizione delle opere, al contrario, suggerisce un’esperienza teorica e sensoriale vibrante, confermando come la ricerca di Fabro resti uno dei punti di riferimento più lucidi e imprescindibili della creatività contemporanea. Fabio Francione
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