Il futuro dell’intelligenza artificiale nelle parole di Alfio Quarteroni
BOOK CITY Il matematico lodigiano ha presentato il suo ultimo libro, un saggio divulgativo dedicato all’AI
«Dobbiamo far capire ai giovani che software tipo chatGpt sono costruiti per compiacere e che dietro non c’è nessuno che comprende davvero lo stato d’animo dell’utente: c’è solo ferraglia». È uno dei passaggi più importanti della conferenza di Alfio Quarteroni, il celebre matematico lodigiano che ieri pomeriggio ha tenuto una piccola “lectio magistralis” sull’intelligenza artificiale, in apertura di “Book City Milano anche a Lodi”. Un tema di strettissima attualità che Quarteroni ha sviscerato nella recente pubblicazione “L’intelligenza creata: l’AI e il nostro futuro”, pubblicata per Hoepli.
Durante la chiacchierata con Lorenzo Rinaldi, direttore del “Cittadino”, davanti al numeroso pubblico intervenuto nella Sala del consiglio comunale di Palazzo Broletto, lo scienziato ha parlato a tutto tondo dei benefici e dei rischi di una tecnologia che ha già un impatto devastante – anche senza accorgerci – sulle nostre vite e che negli ultimi tempi si sta sviluppando esponenzialmente. «Ma il concetto di intelligenza artificiale risale già agli anni Cinquanta del secolo scorso. Ci sono voluti decenni per farla funzionare, quando si è cambiato l’approccio: prima si pensava di “istruire” l’AI attraverso la teoria, poi si è capito che serviva l’esperienza, ossia i dati. È come un bambino che impara la lingua». E chi decide quali dati utilizzare? Le grandi compagnie, americane, cinesi, indiane, che oggi stanno investendo fior di soldi nel settore con l’obiettivo di arrivare alla cosiddetta intelligenza artificiale generale, quella in grado di emulare l’intelligenza umana nella sua interezza. «Ogni volta che usiamo internet lasciamo delle tracce. Le compagnie che hanno collezionato più dati sono i padroni del vapore e hanno un vantaggio straordinario, perché i dati servono ad addestrare i software. Oggi parliamo soprattutto di AI ristretta: gli algoritmi utilizzati per i diversi software sono molto diversi, in base agli ambiti che si intendono sviluppare».
Ma come cambierà la nostra vita? «È già cambiata, anche se magari non ce ne siamo accorti. Non conosco settore in cui l’AI non sia già entrata. Quando usiamo il computer o lo smartphone, l’intelligente artificiale è il co-pilota che ci guida nelle nostre azioni». L’uomo, almeno fino allo sviluppo definitivo dell’intelligenza artificiale generale, rimane però centrale: «Si dice spesso che l’AI sia in grado di fare cose che per l’uomo sono difficilissime e viceversa. Un esempio di superiorità umana: la guida dell’auto. La guida autonoma fatta con l’AI è ancora a livello sperimentale: un colosso come Tesla ha investito un sacco di soldi ma non è arrivata a una soluzione efficace. In questo momento la responsabilità e le decisioni sono ancora dell’uomo». Il tema dell’intelligenza artificiale è connesso anche alla scuola: è giusto che gli studenti siano obbligati a fare esercizi “antichi” quando hanno il mondo in tasca? «Sì, perché se ci affidassimo solo all’AI non avremmo più capacità di giudizio. Ogni volta che avviene una rivoluzione tecnologica, da una parte guadagniamo e dall’altra perdiamo. Ma se ci mancano le conoscenze di base, non abbiamo la capacità di esercitare lo spirito critico. La responsabilità non è sapere cosa sta sotto il “cofano” dell’AI, ma avere le conoscenze minime per usare correttamente questo strumento».
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