Il Berretto a Sonagli: Pirandello in scena, l’attualità della guerra

TEATRO La recensione di Fabio Francione

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Milano

Per quanto riguarda la commedia di Luigi Pirandello Il berretto a sonagli, non vi è discorso che tenga, nemmeno filologico o derivato, con molti distinguo odiata da Musco, ma molto amata da Eduardo, quando il nodo centrale della regia di Andrea Baracco è considerare il drammaturgo siciliano un autore non pacificato e sempre pronto ad andare alla guerra. Dunque, ribadendo il concetto: Pirandello non va bene per un tempo di pace, bensì può servire a leggere la realtà in tempo di guerra.

Pertanto, trasposto dal suo tempo al nostro non perde la sua efficacia e in un testo come è per l’appunto Il berretto a sonagli, a 110 dieci anni dalla sua uscita, i paradossi esistenziali di un malcapitato e meschino scrivano, Ciampa (nel caso specifico un Silvio Orlando in gran spolvero per il suo primo Pirandello, per giunta al Piccolo Teatro Strehler di Milano), vengono amplificati dalle tensioni, tutte contemporanee, della padrona di casa a cui è a servizio. Infatti, la donna (presta volto e nevrosi la pinteriana Stefania Medri) sobillata dalla Saracena, una poco di buono si dice in paese, è convinta che il marito la tradisca proprio con la morigerata moglie di Ciampa. Tutto ruota intorno al recupero di alcuni gioielli, peraltro ad essere incaricato di ciò è proprio lo scrivano, e al susseguente tutti contro tutto: infatti i personaggi che ruotano intorno alla vicenda fedifraga sono imparentati o perlomeno hanno dei legami lavorativi o d’amicizia l’un con l’altro. Questo non sembra togliere le castagne dal fuoco. Anzi, acuisce le distanze tra chi è coinvolto in prima persona (la padrona, lo scrivano e la moglie) e chi invece cerca di appianare l’improvviso scoppio di violenza proprio di Ciampa (il commissario, il fratello e la madre della padrona di casa, la sua cameriera). Se nella conclusione, oggi abietta, di rinchiudere pro tempore in manicomio la donna, tutto per salvare le apparenze e il buon nome della famiglia, si intravede la vicenda biografia di Pirandello, nelle parole dello scrivano c’è solo la consapevolezza meschina di essere carne da macello. Proprio come in guerra. Soltanto che i conflitti avvengono in una casa come ce ne sono tante altre.

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