Giacomo Poretti, non solo comico ma scrittore «in cerca dell’anima»
VENERDI’ DELL’ARTE L’autore sarà a Lodi venerdì pomeriggio per presentare il suo ultimo libro, un romanzo surreale, poetico e divertente che offre spunti di riflessione sulla dimensione spirituale dell’umano
Il Giacomo del trio comico più famoso d’Italia, con Aldo e Giovanni; ma anche l’inventore di maschere che hanno fatto la storia della tv e del costume – Tafazzi su tutti –, il conduttore di grande successo con il suo “PoretCast”, lo sceneggiatore, l’attore teatrale, il tifoso dell’Inter (come sottolinea nella sua biografia) e lo scrittore. Giacomo Poretti è il grande ospite della rassegna “I venerdì dell’arte a Lodi” promossa da Provincia e Comune. Venerdì 6 febbraio (ore 17.30, Sala dei Comuni in via Fanfulla, apertura porte un’ora prima), in dialogo con Fabio Francione, Poretti presenterà La fregatura di avere un’anima, libro pubblicato da Baldini+Castoldi che prende spunto da uno spettacolo teatrale. Una madre e un padre, Giannino e Rita, vengono messi di fronte a un compito che sembra impossibile: “Bene, ora che avete fatto un corpo, vi tocca fare un’anima”, si sentono dire da un sacerdote in visita al loro bambino appena nato. È il punto di partenza di un romanzo surreale, poetico, divertente e profondo, che presenta i dilemmi della genitorialità nell’epoca dell’iperconnessione e della prestazione. Tra divagazioni ironiche e riflessioni sul reale, Poretti indaga millenni di civiltà e vita spirituale, di biologia e dimensione trascendentale, alla ricerca del più ineffabile tra gli organi che compongono l’essere umano.
Poretti, la parola “anima” sembra un po’ fuori moda in questi tempi strani che stiamo vivendo...
«Assolutamente sì, ma è proprio questo il motivo che mi ha spinto a scrivere il libro. Oggi non esiste quasi più un approccio metafisico-spirituale all’esistenza: tutto è materiale, da quando ci svegliamo a quando andiamo a letto. Non ci si interroga più sul perché siamo al mondo».
Quando è “inciampato” in questo tema?
«Credo da sempre, è una domanda che mi accompagna fin da bambino. È uno di quei temi che “covano”, poi maturano e, quasi inaspettatamente, prendono corpo e diventano qualcosa di urgente da dire».
Il concetto di anima è anche una questione di fede?
« In qualche modo sì, perché tocca il mistero della vita. Già i greci parlavano di anima, e prima ancora ci si interrogava su questo tema. Per molti, in fondo, anima coincide con la coscienza: una dimensione interiore che non si lascia ridurre a spiegazioni puramente materiali. Colpisce che proprio nella civiltà moderna ci si occupi sempre meno di questi temi. È difficile dire il perché, ma viene da pensare che certe domande ci inquietino e che, per questo, si preferisca buttarle sotto il tappeto: sono argomenti scomodi, che mettono in discussione le nostre certezze. E vivere in un contesto tecnologicamente agiato contribuisce a questo disinteresse: quando tutto sembra misurabile e risolvibile, le questioni spirituali finiscono più facilmente in secondo piano».
Ci sono spunti autobiografici in questo testo?
«In realtà no: non è una confessione, è una fiction. Ma è lampante che l’argomento parli a ciascuno di noi».
Nelle puntate del suo podcast, “PoretCast”, lei cerca spesso di “tirare fuori” l’anima dei suoi ospiti...
«È vero: mi interessa instaurare un dialogo umano. A tutti domando se credono in Dio o se hanno un afflato spirituale».
Di recente ha partecipato anche il comico lodigiano Filippo Caccamo: ne è uscita una bellissima conversazione.
«Nei confronti dei comici ci sono spesso pregiudizi: Filippo ha sfatato questo mito. Oltre a essere un bravissimo comico, è una persona molto profonda: abbiamo parlato di storia dell’arte, l’oggetto dei suoi studi universitari. Questo aspetto mi ha molto incuriosito: sono sicuro che ci incontreremo ancora».
Libri, podcast, la direzione Teatro Oscar e il Teatro degli Angeli di Milan... C’è altro che bolle in pentola?
«No, anzi, mi verrebbe voglia di rallentare un po’... Diciamo che sono molto occupato. In questo momento non ho la necessità di imbarcarmi in nuovi progetti. Anche perché altrimenti mia moglie mi sgrida...».
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