Franco Forte presenta Vero, il romanzo storico sull’imperatore filosofo

L’AUTORE «Marco Aurelio ha messo il suo potere a disposizione degli altri. Oggi mi sembra che il mondo giri in direzione contraria»

Vero. Anzi, “Verissimus”, come lo soprannominò il suo predecessore Adriano. L’onestà, la saggezza, la bontà d’animo segnarono infatti la vita e l’impero di Marco Aurelio, protagonista del nuovo romanzo storico firmato da Franco Forte in uscita martedì 27 per Mondadori. Il titolo, Vero , non è soltanto un omaggio al cognome dell’imperatore-filosofo: «Ha applicato il concetto del vero in tutto ciò che faceva». È poco più di un bambino, Marco Vero, che poi diventerà Marco Aurelio, quando intuisce il grande attrito cui lo costringe il destino: aspirare a essere un uomo buono, come i suoi amati filosofi greci insegnano, non si adatta alla spietatezza richiesta a chi è destinato a comandare un impero. Eppure, riesce a sposare l’inconciliabile, a unire la rettitudine alla fermezza, la bontà d’animo alle esigenze di Stato. Lo scrittore di Casaletto Lodigiano, tra i più noti e affermati autori italiani di romanzi storici, racconta la parabola affascinante e complessa della vita, le conquiste e i pensieri del più moderno degli imperatori romani, un sovrano illuminato e tormentato che riassume in sé tutte le contraddizioni del mondo antico. Un personaggio che Forte teneva nel cassetto da tanto tempo e che è cresciuto attraverso riflessioni e letture, in particolare dei Pensieri , «un libro bellissimo», ancora oggi capace di parlare al presente. Marco Aurelio incarna, secondo lo scrittore, un’idea di potere ormai scomparsa: «Seneca diceva che niente è meglio al governo di un uomo saggio, un filosofo». Un modello distante anni luce da quello contemporaneo: «Oggi vediamo pseudo imperatori che pensano solo al proprio interesse e al proprio edonismo. Marco Aurelio era davvero imperatore e ha fatto rinunce incredibili dal punto di vista affettivo, spendendo la propria vita in funzione degli altri». Non solo parole, ma scelte concrete, messe in pratica mentre governava l’Impero nel suo momento di massimo splendore. Anche il tema della guerra viene restituito senza semplificazioni. Marco Aurelio trascorse quasi dieci anni sul fronte, «ma non erano guerre di conquista - precisa Forte -. Ha combattuto per difendere l’Impero o per sedare ribellioni interne». Sempre con l’idea della mediazione: anche negli anni più duri, segnati dalla peste antonina, «una delle più terrificanti della storia umana», affrontata per un decennio cercando di coniugare la difesa della popolazione e la tenuta dello Stato. È questa coerenza a rendere impossibile un paragone con la politica attuale. «Marco Aurelio ha messo il suo potere a disposizione degli altri. Oggi mi sembra che il mondo giri in direzione contraria», osserva Forte. Anche sul piano filosofico il suo lascito resta vivo: i Pensieri sono ancora letti perché rispondono a un bisogno reale. E il distacco dalle cose materiali non fu teoria: «Per finanziare una guerra mise in vendita gli arredi della villa imperiale». Vero ci consegna il ritratto di un uomo che ha fatto della sua vita «una lezione che dovrebbe essere insegnata ancora oggi nelle scuole » . E l’espediente letterario – riuscitissimo - del romanzo storico permette di conoscere in modo più affascinante la vita e il pensiero di un politico illuminato. «Il romanzo storico è un genere che sta benissimo, non ha alti e bassi, a differenze di altri filoni - chiude Forte -. C’è tutto: il pathos, il mistero, l’amore, l’esotismo».n

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