Foto etica da record, trentamila visitatori in città
IL FESTIVAL Alberto Prina: «Ma noi non ci accontentiamo»
Lettura 2 min.Un’altra edizione da record. Il Festival della Fotografia etica si conferma fiore all’occhiello delle manifestazioni culturali del territorio, con una risonanza che va ben oltre i confini locali. La rassegna, sempre più proiettata verso una dimensione internazionale, si è conclusa domenica dopo un mese di appuntamenti dedicati alla “scrittura con la luce” e mostre diffuse in tutta la città, raggiungendo quota 30mila visitatori. Un risultato che supera quello dello scorso anno, quando le presenze si erano attestate intorno a 29mila. Numeri importanti, che testimoniano la qualità delle immagini esposte nelle 30 mostre in calendario e che, per cinque fine settimana, hanno trasformato Lodi in una città viva e partecipata, con un’atmosfera da piccola capitale europea. Tanti i visitatori arrivati da fuori provincia, ai quali si sono aggiunti anche appassionati provenienti da Svizzera, Germania e Regno Unito. «Abbiamo registrato un aumento degli abbonamenti, segno che comunque la manifestazione è radicata anche nel territorio – commenta Alberto Prina, deus ex machina del Festival – così come della partecipazione degli studenti, circa 6mila, e delle aperture infrasettimanali, che hanno richiamato oltre 600 persone. Siamo partiti con il vento in poppa: nel primo fine settimana abbiamo raddoppiato le presenze rispetto allo stesso periodo del 2025. È stata molto apprezzata anche l’apertura gratuita ai minorenni». Come recita lo slogan, il Festival “porta il mondo a Lodi” attraverso reportage che raccontano storie spesso trascurate dai grandi media, restituendo attraverso immagini reali e necessarie frammenti di realtà che chiedono di essere compresi. «La qualità è stata molto apprezzata e anche per questo stanno crescendo le collaborazioni internazionali. È stata un’edizione di consolidamento: abbiamo ospitato tantissimi autori e le visite guidate hanno registrato un’ottima partecipazione». La manifestazione ha offerto anche l’occasione di scoprire luoghi meno frequentati della città, a cominciare dagli spazi dell’ex Linificio, destinati a ospitare il nuovo museo civico. «Abbiamo registrato circa 5mila ingressi, nonostante la sede sia più decentrata rispetto alle altre. L’idea di proiettare reportage su tre grandi schermi è piaciuta molto: abbiamo così permesso al pubblico di entrare per la prima volta in un luogo destinato ad assumere un ruolo importante nel futuro della città. Ora sarà necessario continuare a lavorare per renderlo più strutturato. Tra le nuove sedi è stata particolarmente apprezzata anche Santa Chiara Nuova, soprattutto il giardino allestito in collaborazione con L’Erbolario». Guardando al futuro, l’obiettivo è rafforzare ulteriormente il legame con la città e creare le condizioni per accogliere un pubblico ancora più numeroso. «Vogliamo continuare a crescere, non ci accontentiamo di 30mila visitatori. Per questo è necessario rendere Lodi più accogliente, soprattutto sul fronte dei parcheggi e della mobilità. Speriamo di poter contare ancora sull’ex Cavallerizza nel 2027: avere più spazi espositivi permette di distribuire meglio gli ingressi ed evitare le code». Positivo anche il bilancio delle collaborazioni con le realtà cittadine. «Abbiamo trovato grande disponibilità da parte dei ristoratori, che si sono impegnati a organizzare eventi serali, e di tante associazioni. Penso, per esempio, alla collaborazione con Le Forme del gusto. Sulla convivenza con la Laus Half Marathon, una manifestazione bellissima, dobbiamo ragionare sull’esperienza che offriamo ai visitatori e sulla vivibilità della città. L’obiettivo è trovare una soluzione che permetta ai due eventi di interfacciarsi al meglio».
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