Enigmi come misteri irrisolti nel lavoro di Gabriella Podini

LODI Sarà inaugurata venerdì alle 17.30 la mostra presso lo spazio Bipielle Arte che fa parte del progetto Un’artista, tanti mondi

Il senso del titolo Enigmi. Oltre l’apparenza apparirà chiaro ai visitatori non appena si troveranno di fronte alle opere di Gabriella Podini esposte presso Bipielle Arte in via Polenghi Lombardo, dove alle 17,30 di oggi sarà inaugurata la mostra. Enigmi, come misteri irrisolti nel bisogno inquieto di scoprire il senso dell’esistere, di cui l’autrice ha portato il riflesso sulle tele, anche abitate da crude visioni che non lasceranno indifferenti. Momento fondante del progetto Un’artista, tanti mondi realizzato con il contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, la mostra curata da Marina Arensi, corredata da un catalogo a cura dell’Archivio Gabriella Podini con i testi di Arensi e di Patrizia Foglia, e da un video-documentario, dà conto del quindicennio che dal 1969 degli inizi della ricerca dell’autrice giunge al 1985 della sua scomparsa: un itinerario breve quanto intenso, di stretta interconnessione tra arte e vita. Sono ancora in molti, nel panorama dell’arte locale, a ricordare l’autrice di Bolzano, divenuta lodigiana di adozione dopo il matrimonio con il dottor Giambattista Garbelli, che aveva portato una personalità proiettata oltre il territorio nella Lodi che sperimentava caute aperture ai nuovi linguaggi dell’arte. Podini aveva cercato da subito nuovi orizzonti, prima alla scuola fondata da Oskar Kokoschka a Salisburgo, e poi a Parigi: la capitale francese sarebbe divenuta per l’autrice un luogo dell’anima, nel clima di internazionalità fitto di incontri e confronti dove avrebbe trovato modi di espressione la sua sensibilità animata dal bisogno di conoscere e conoscersi. Segnato dai corsi alla Académie de la Grande Chaumière, alla École des Beaux Arts e all’Atelier 17, il percorso di Podini ha attraversato una fase espressionista con i dipinti che affidavano al colore psicologico il senso delle inquietudini. All’ambito della pittura metafisica ha poi affidato il bisogno di guardare oltre l’apparenza sensibile, prima di approdare, spiega Arensi, alla fase pittorica più significativa e qualitativamente più alta. A caratterizzarla, una personale elaborazione del surrealismo di area tedesca che trova come evidente riferimento l’arte di Hans Bellmer con i corpi disarticolati, specchio delle lacerazioni interiori. Fortemente voluta dalle figlie dell’artista, la mostra presenta insieme al corpus centrale dei dipinti una raffinata selezione di disegni e di incisioni, insieme a una rappresentativa di sculture e vetrate ( fino al 15 febbraio. Giovedì e venerdì16-19; sabato e domenica 10-13 e 16-19. Prenotazione visite guidate 3482745024 ).

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