Con gli occhi di Maria di Magdala per rendere omaggio a Isa Veluti

SPETTACOLO Promosso sabato dal Meic ad Abbadia Cerreto in ricordo dell’insegnante scomparsa

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La figura evangelica di Maria di Magdala è stata al centro dell’evento teatrale dal titolo “...Ed entrai nella festa”, proposto sabato scorso dal Meic per la tredicesima edizione dell’iniziativa “Con occhi di donna”, dedicato come ogni anno alla memoria di Isa Veluti e sostenuto da Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi. Oltre al personaggio protagonista dello spettacolo, e naturalmente alla sua interprete, l’attrice e regista Annig Raimondi, sono donne anche le due autrici del testo, Elena Bulzi e Simonetta Pozzoli, che, nell’introdurre la serata al pubblico che riempiva lo spazio esterno dell’abbazia di Abbadia Cerreto, si sono soffermate sull’importanza dello sguardo femminile sulla realtà.

«Isa Veluti – ha ricordato Simonetta Pozzoli – ha sempre avuto a cuore il riconoscimento dello sguardo femminile nella politica, nella cultura, nella scuola e in definitiva nella Storia. Così abbiamo pensato di regalare a Isa un testo su una figura femminile di particolare importanza nella vicenda evangelica. Maria di Magdala è presente nei momenti cruciali della vita di Gesù: lo piange sotto la croce ed è la prima a cui Egli appare quando è risorto». Elena Bulzi in apertura ha ricostruito in breve la storia del testo scenico, «nato dopo un incontro con padre Giorgio Bonaccorso, che esortava a sostare negli spazi bianchi della Scrittura. Così abbiamo deciso di indagare la storia di Maria Maddalena attraverso l’ascolto di testi che ci hanno aperto delle tracce fuori dall’esegesi tradizionale: una pluralità di sentieri che hanno preso la forma di un cantiere aperto». È su questo testo, denso e originale, che l’attrice ha costruito una lettura scenica che ripercorre l’evoluzione del personaggio di Maria Maddalena, dalla fase dominata da quelli che nel testo sono definiti “demoni” (il demone dello specchio, quello della tristezza, e poi la nostalgia, la chiacchiera, la paura dell’altro, l’indifferenza), all’incontro con il Maestro, e infine alla fusione con Lui nella Morte/Vita. Accanto alla recitazione appassionata di Annig Raimondi, segnata spesso da acrobazie vocali, non sempre pienamente sovrapponibili alle sfumature psicologiche del personaggio, vanno segnalate sia la suggestione delle musiche originali di Maurizio Pisati, sia soprattutto il disegno delle luci curato da Fulvio Michelazzi: non solo creazione di atmosfere cangianti, di effetti sorprendenti per efficacia narrativa, ma strumento di valorizzazione di ciascuna delle meraviglie architettoniche dell’abbazia: la facciata, il portico, l’interno, appena intravisto nel finale, prima del caldo applauso che ha salutato la manifestazione.

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