CINEMA Fabio Leporelli da San Colombano a Beverly Hills per “l’Oscar” degli effetti visivi

Lavora in Nuova Zelanda nella factory fondata da Peter Jackson ed è candidato al prestigioso premio Ves per il lavoro realizzato per The last of Us

Chiunque abbia avuto modo di avventurarsi al fianco di Ellie e Joel nel mondo post-apocalittico di The last of Us (serie tv adattamento dell’omonimo videgioco) avrà ben scolpito nella memoria l’infausto incontro, durante il quinto episodio della serie, con il mostruoso “Bloater”, la gargantuesca creatura che - privata oramai di ogni conformità biologica alla razza umana per la proliferazione corporea del morbo simbiotico - emerge dai tenebrosi recessi del sottosuolo in cui era confinato come una sorta di titano Ebbene, si dà il caso che uno degli artefici di quell’incubo (terrifica icona della prima stagione della serie) sia un banino doc impiantato a Wellington, in Nuova Zelanda: Fabio Leporelli (figlio di Gianni, indimenticato ambientalista del Borgo Insigne) capo look development artist di Weta FX (compagnia di effetti speciali fondata nientemeno che da Sir Peter Jackson, regista del Signore degli Anelli) il quale per aver contribuito in maniera sostanziale all’aspetto infernale e alla resa CGI di quell’essere spaventoso

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