Carlo Maria Mariani, laboratorio di idee e ripensamento della storia dell’arte

LA MOSTRA Al secondo piano della Grande Brera di Palazzo Citterio a Milano

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Nella lunga vita di Carlo Maria Mariani, scomparso all’età di novant’anni nel 2021, non c’è un tempo che non venga misurato con la semplice cronologia degli eventi. La sua opera si affranca in una possibile inattualità in cui le epoche convivono in un alveo atemporale che le contiene tutte. Per giunta guidate dal proprio autoritratto come autobiografia visiva. Dunque, nelle sale del secondo piano della Grande Brera di Palazzo Citterio a Milano, la retrospettiva a lui dedicata, Carlo Maria Mariani. L’eternità della pittura (fino al 10 gennaio prossimo, catalogo Moebius), non è una semplice esposizione. Curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, la mostra attraversa decenni di anacronismo lucido, anche se la conta negli artisti del movimento inventato da Maurizio Calvesi gli stava alquanto stretta, con opere capitali provenienti da prestigiose collezioni italiane e internazionali. Le tele, grandi medie e piccole di Mariani non sono mimesi del passato. Al contrario lo interrogano, lo scompongono e lo rimettono in scena con una tecnica pittorica raffinatissima. Le circa settanta opere in mostra rappresentano un vero laboratorio di idee e di ripensamento della storia dell’arte. La pittura si fa critica e non viceversa. I dipinti e i grandi cartoni non si limitano a occupare le pareti, sembrano animarsi. Dalle prove giovanili e di sapore concettuale come L’era dei miracoli fino agli autoritratti quasi metafisici — vertigine nichilista è l’ Autoritratto con teschio del 1972 — il percorso espositivo svela “la spina dorsale di una ricerca che rifiuta ogni dogmatismo stilistico”. Fino a che nelle sale si susseguono capolavori della maturità neoclassica e anacronistica, dove tele monumentali come la Costellazione del leone (1981) o l’iconica La mano che ubbidisce all’intelletto (1983) cercano di instaurare un dialogo con maestri come Raffaello, Caravaggio, Tintoretto, fino al settecento più profondo e intellettuale. ( Fabio Francione )

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