Addio al maestrone Francesco Guccini “Perso dietro le nuvole e la poesia”

IL CANTAUTORE MODENESE Nel febbraio del 1992 si esibì al PalaCastellotti

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Gli eroi sono tutti giovani e belli. Francesco Guccini, scomparso ieri all’età di 86 anni, eroe lo è stato davvero. Non in senso classico, ma come punto di riferimento culturale e umano: un amico, un rifugio, una consolazione, una carezza che, con le sue canzoni e i suoi libri, ha accompagnato intere generazioni instillando dubbi, domande e speranze, al di là dell’abusata etichetta di “cantautore politicizzato” che troppo spesso ne ha oscurato la straordinaria cifra poetica. “Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare”, cantava in “Quattro stracci”, quasi un manifesto di un uomo “perso dietro le nuvole e la poesia”. Nel 2012 aveva abbandonato i concerti, dedicandosi solo all’amata letteratura – un percorso iniziato nel 1989 con un romanzo “magico” come “Cròniche epafàniche” – rintanato sull’appennino tosco-emiliano nel suo eremo di Pavana, cullato dal “suono continuo e ossessivo che fa il Limentra”, il fiume celebrato nella canzone “Amerigo” e dedicata a un prozio emigrato in America. Guccini era nato a Modena, “bastardo posto”, il 14 giugno 1940: durante la guerra emigrò proprio nel paesino degli avi in montagna; ha poi vissuto a lungo a Bologna in via Paolo Fabbri 43, titolo di uno dei suoi dischi più famosi (quello con “L’avvelenata”, brano-invettiva poco amato dall’autore ma sempre richiestissimo dai fan), per trasferirsi infine definitivamente a Pavana, provincia di Pistoia, luogo di infanzia e di memorie, insieme alla seconda moglie Raffaella che lo ha assistito con amore fino all’ultimo giorno. Le esequie, fa sapere famiglia, si svolgeranno in forma strettamente privata e a settembre verrà organizzata una cerimonia commemorativa.

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