Il ricordo dell’Ultima Cena: «Gesù ci amò sino alla fine»

GIOVEDÌ SANTO In Cattedrale la celebrazione di apertura del Triduo pasquale con il vescovo Maurizio

Lodi

Santa Messa in “Coena Domini” presieduta dal vescovo Maurizio ieri, Giovedì Santo, in Cattedrale, dove monsignor Malvestiti ha invitato i numerosi fedeli presenti a commemorare l’Ultima Cena e, con la preghiera, andare con Gesù al cenacolo di Gerusalemme: «Era una bella stanza, al piano superiore di una casa abbastanza grande. Egli aveva intuito che lo avrebbero arrestato, giudicato, condannato e messo in Croce. Ma il suo dolore era molto profondo perché uno dei suoi apostoli lo avrebbe tradito. Nonostante questo ci amò sino alla fine. La sua fiducia in Dio era piena, e nel mattino di Pasqua tornò in vita per la gloria del Padre che lo aveva mandato a noi, e per la nostra salvezza»

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La carità «è donare noi stessi, dare a chi ha bisogno» ha sottolineato il vescovo: «Ma più delle cose noi desideriamo l’aiuto e l’affetto delle persone. Gesù nel suo corpo e nel suo sangue, con la Comunione, viene ad abitare in noi per darci non cose ma il suo corpo e il suo sangue». Dopo la Pasqua i primi cristiani capirono che Gesù sulla Croce sarebbe stato «vero agnello che ci accoglie nell’Eucarestia». In quella sera, egli disse agli apostoli dopo aver posto nelle loro mani Se’ stesso nel segno del pane e del vino che divennero il suo corpo e il suo sangue: “fate questo in memoria di me”. «I vescovi con i sacerdoti hanno obbedito sino ad oggi, celebrando la Messa. Ma in realtà è Gesù a celebrare, è lui che ci immerge nella carità di Dio per liberarci dal male, dal peccato e addirittura dalla morte». Nella stessa cena Gesù ha anche lavato i piedi degli apostoli. «Lui era venuto per servire, donando la vita - ha fatto presente il vescovo -. È la carità di Dio che trabocca nel perdono, lo riceviamo nella Confessione e poi nella Comunione, partecipando alla Santa Messa». Gesù, come scritto nel Vangelo, ha detto anche “vi ho dato l’esempio affinché facciate come ho fatto a voi”: «Sta qui il segreto della Pasqua. I sacerdoti celebrano, ed insieme ai battezzati e ai cresimati promettono di amare Dio, i fratelli e le sorelle, cominciando dai piccoli e dai poveri».

Non è semplice amarci tutti, ed è molto difficile perdonarci a vicenda, come invece fa sempre Dio nei nostri confronti: «Con il cibo e la bevanda dell’Eucarestia Gesù dà la forza per mantenere il proposito di amare e perdonare sul suo esempio, e la carità, che mai finirà, ci condurrà a Dio».

Allora «seguiamo la lavanda dei piedi, e poi la frazione del pane, con l’offerta del santo calice, pensando a Gesù nel cenacolo, sulla croce e risorto nel mattino di Pasqua, chiedendo il dono dello Spirito Santo. Ricordiamo che se andiamo a Messa, ricevendo la Comunione, rimarremo per sempre al sicuro nell’amore di Gesù». Dopo il ricordo dell’Ultima Cena, quindi, il rito della lavanda dei piedi e la reposizione del Santissimo Sacramento nell’altare laterale per la silenziosa adorazione.

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