La carica dei sette imprenditori che si candidano per salvare Pizza Sprint
CASTIGLIONE Dopo la crisi dell’azienda, potrebbero subentrare nella società
“A volte fare bene il proprio mestiere salva la vita”. Successe al nonno falegname di Massimiliano Fuksas, antifascista durante il Ventennio, e l’archistar lo racconta nella sua autobiografia. Ma il paradigma si sposa alla perfezione al destino dell’azienda Pizza Sprint di Castiglione d’Adda.
Dopo la crisi che l’ha travolta un anno fa minacciandone la chiusura, è di ieri la notizia di sette imprenditori che si sarebbero fatti avanti per subentrare nella società a conduzione famigliare, specializzata nella produzione di pizze, basi per focacce e pinse artigianali, preparate e vendute sottovuoto. Una “ricetta” che ha conquistato in breve tempo anche il mercato estero e in particolare i cugini francesi, prima di essere abbandonata proprio dal principale cliente d’Oltralpe, e causa una serie di contingenze sfortunate, perdere via via fatturato fino al ricorso alla cassa integrazione. Attualmente la produzione è ridotta al minimo, mentre i lavoratori non percepiscono un euro dal mese di febbraio. Scaduta la cassaintegrazione ordinaria, il Ministero ha accolto la richiesta di cassa straordinaria presentata dalla Cgil, ma l’Inps non ha ancora erogato nulla.
Nei giorni scorsi il segretario territoriale della Flai Cgil Lodi, Emanuele Caravello, ha incontrato i lavoratori in assemblea, e al termine la proprietà. E traccia il quadro della situazione. «La qualità dei prodotti di Pizza Sprint è riconosciuta, non ci sono realtà simili e ci sono sette interlocutori interessati. Al momento è in corso l’interlocuzione – spiega -. Entro fine mese si dovrebbe chiudere la cessione del ramo d’azienda».
Evitare la chiusura dello stabilimento significa salvare 70 posti di lavoro e quindi garantire un sostentamento a 70 famiglie, per lo più straniere e residenti a Castiglione o nel circondario. Intanto però quelle stesse famiglie sono senza stipendio. «Stiamo calcolando le spettanze – precisa Caravello -. Il Ministero ha dato l’ok alla cassa straordinaria e controllando su MyInps si vede che è stata riconosciuta ma i lavoratori stanno ancora aspettando gli accrediti». La maggioranza sono pizzaioli veri. E proprio la loro professionalità, unita alla qualità delle materie prime, sta salvando l’azienda.
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