Il biologo Minoia tra i ricercatori dello squalo trovato a Follonica

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Il 31enne casalino Lorenzo Minoia nel team di ricercatori che nei giorni scorsi ha recuperato lo squalo capopiatto di oltre 4 metri ritrovato senza vita tra gli scogli di una spiaggia a Follonica. Il giovane ricercatore, del gruppo “Magiamaresiena”, è da sempre appassionato di squali. Li ha studiati e visti in immersione un sacco di volte. Ma il capopiatto è una rarità nel mare Mediterraneo e osservarlo da vicino è stato un privilegio. Minoia, una laurea in ecologia e biologia marina a Genova e oggi borsista post-doc, ha anche ripreso il predatore con un drone mentre la docente Letizia Marsili ne sezionava la carcassa per le successive analisi di laboratorio. E le sue immagini, trasmesse nell’edizione serale del Tg1, sono state viste da milioni di persone. Ma non è la notorietà a interessarlo. «Trovarsi faccia a faccia con un animale di queste dimensioni, da un punto di vista scientifico è sempre meraviglioso per appassionati come me o curiosi – spiega -. Ed è ancora più meraviglioso, più sorprendente, perché il capopiatto è uno squalo che vive a profondità che vanno dai 200 fino a 1000 metri, ed è raro, appunto, che si spostino a batimetrie verso la superficie. Ovviamente può succedere di notte, per cacciare, però è veramente difficile trovarsi di fronte a un capopiatto di quasi 4 metri e mezzo, soprattutto spiaggiato». Anche recuperarlo non è stato una passeggiata. L’esemplare femmina, della lunghezza di 4,30 metri esatti per quasi 500 chili, era intrasportabile a braccia. «L’Arpat Toscana ha contattato la professoressa Marsili, che è docente di ecologia dell’università di Siena nonché mia capa e responsabile del gruppo “Magiamaresiena”, avvisandola, appunto, del ritrovamento di questa femmina di capopiatto a Follonica, dove era stata vista dai bagnanti, e due mie colleghe sono subito partite per valutare la situazione e come procedere al trasporto dell’animale a Siena, dove abbiamo una sala necroscopica, oppure per prelevare dei campioni biologici sul campo – racconta il 31enne -. Poi mercoledì è stato trasferito al porto del Puntone a Scarlino e siamo andati a fare la dissezione. Siamo abituati a lavorare con animali di grandi dimensioni, che possono essere balenottere, delfini, appunto squali così come tartarughe, ma in questo caso per spostarlo c’è voluto il muletto. Ringrazio la Capitaneria di Porto di Follonica e Porto Verde ormeggi per la logistica e il professor Primo Micarelli dell’istituto scientifico Centro Studi Squali». Poi il pensiero è a smontare i luoghi comuni. «Questo ritrovamento ci aiuta a innamorarci ancora di più degli elasmobranchi, che sono all’apice della catena alimentare e fondamentali per preservare l’ecosistema marino».

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