Ponte di Bisnate, è ancora tutto fermo per il raddoppio
PAULLESE L’iter procedurale è in corso ma si è impantanato nella burocrazia
Il raddoppio del ponte tra Bisnate e Spino d’Adda, snodo strategico della Paullese nuova, c’è sulla carta, è stato approvato dal Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), ma è fermo. Immobile. Bloccato nel limbo procedurale che separa l’iter burocratico dai cantieri, incagliato nel passaggio tra Roma e la Corte dei conti che dovrà dare il via libera definitivo. E mentre i flussi di traffico aumentano e i cittadini attendono, l’opera resta confinata nel recinto delle promesse della pubblicazione della gara per l’inizio del prossimo anno.
A denunciarlo è Enzo Galbiati, sindaco di Spino d’Adda e responsabile per l’area omogenea cremasca per la Paullese, che fotografa una situazione impantanata nella burocrazia. «Il Cipess ha dato l’ok tanto atteso, ma manca ancora la validazione da parte della Corte dei conti – spiega –. Finché non arriva quel passaggio, non possiamo andare avanti con la gara d’appalto». Un’attesa che si allunga mentre sul tavolo restano i numeri: 38 milioni di euro stimati per l’intervento. Sempre che i nuovi aggiornamenti sui costi – in corso proprio ora – non facciano emergere cifre superiori, perché «se “salta fuori” che costa di più, siamo davvero in difficoltà con la copertura delle risorse». Nel frattempo, la Provincia di Cremona, che ha in capo l’opera, prova a muoversi: si preparano i rilievi ambientali da completare in autunno e si lavora per poter bandire la gara entro la fine dell’anno. Chi si assicurerà l’appalto, avrà in mano non solo la realizzazione ma anche il progetto esecutivo. Ma tutto resta in attesa di quel via libera finale che sembra slittare di mese in mese.
Il sindaco Galbiati ha portato la questione persino alla festa della Lega nelle settimane scorse a Spino, intercettando il vicepremier Salvini e l’assessora regionale Claudia Maria Terzi. «Gli ho detto: ho una sola cosa da chiederti, la Paullese. Salvini mi ha assicurato che si sarebbe interessato personalmente. Ma se a Roma non fanno questo “passaggio”, qui non parte nulla». Il punto non è tecnico, è politico. Il meccanismo che dovrebbe traghettare i 38 milioni verso il cantiere si inceppa tra enti, atti da trasmettere e validazioni che non arrivano. Il Cipess ha deliberato, sì. Ma gli atti – a quanto pare – non sono stati ancora trasmessi alla Corte dei conti. E senza la registrazione dei giudici contabili, il ponte resta sospeso. Un “fantasma”, per ora, da 38 milioni.
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