Iran, Toninelli dell’ISPI al “Cittadino”: «Situazione critica: nessun segnale che faccia pensare a una fine imminente della guerra» GUARDA IL VIDEO
L’intervista Il ricercatore di Castelnuovo Bocca d’Adda lavora per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale
Lodi
Luigi Toninelli è ricercatore dell’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, ed è esperto in tematiche medio orientali e del Nord Africa. È originario di Castelnuovo Bocca d’Adda. Lo abbiamo raggiunto al telefono giovedì, a meno di una settimana dall’attacco sferrato da Stati Uniti e Israele all’Iran.
Quanto sta accadendo nelle ultime ore ci porta a pensare che la guerra in Iran potrebbe allargarsi ulteriormente. Qual è la sua opinione?
«Siamo in una situazione estremamente critica perché al momento non ci sono elementi che ci facciano pensare che la guerra possa chiudersi a breve o che ci siano mediazioni in atto per risolvere questo conflitto che, ricordiamo, è scoppiato mentre si stava negoziando tra Stati Uniti e Iran. Se le parti potevano essere abbastanza vicine sul dossier nucleare, erano molto più distanti sulla questione del programma missilistico e sul sostegno agli alleati regionali. È una guerra che sta avendo già un effetto catastrofico, non soltanto per l’Iran, ma per tutto il Medio Oriente. In Iran abbiamo visto la morte di Khamenei e di moltissimi uomini degli apparati di sicurezza, e non solo iraniani. Questa guerra ha poi conseguenze regionali. Si è allargata al Libano e in queste ore c’è stato un ordine di evacuazione di gran parte della capitale di Beirut, con le persone che sono incolonnate in strada o stanno scampando sul lungomare per cercare di mettersi in salvo da quelli che sembrano essere bombardamenti a tappeto. Ricordiamolo, un politico, un ministro israeliano, Bezalel Yoel Smotrich, ha detto che vogliono fare come a Gaza, vogliono radere al suolo la periferia sud di Beirut. Il Libano rischia di essere trascinato ancora di più in un conflitto e potenzialmente di essere occupato da Israele, soprattutto nel sud. Ma l’impatto catastrofico c’è anche per i paesi del Golfo, che vivono di economia, garantiscono sicurezza e negli ultimi anni vivono anche di turismo, e che oggi si trovano colpiti dai missili iraniani contro le ambasciate statunitensi, ma non solo, e quindi vivono in una situazione di forte incertezza che va a danneggiare, oltre alla loro reputazione, anche le loro economie. Quindi è una situazione “grigissima”. Abbiamo visto come in queste ore ci sia stato anche un bombardamento iraniano in Azerbaigian, quindi sì, la guerra si sta allargando, ma soprattutto non c’è alcun elemento che ci faccia pensare che ci possa essere in vista una soluzione».
L’intervista completa sul «Cittadino» in edicola sabato 7 marzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA