Unico colpevole e solo al 10% per la Cattedrale vegetale
LODI La Corte dei conti, in primo grado, condanna un architetto del Comune a risarcire circa 20mila euro mentre esclude la prova di danni per un altro
Lettura 2 min.Per i giudici della Corte dei conti della Lombardia c’è un solo responsabile del danno erariale derivante dalla costruzione, e dal crollo dopo un paio di anni, della Cattedrale vegetale realizzata sull’area ex Sicc, lungo l’Adda a monte della piscina Ferrabini: un danno calcolato dalla Procura contabile in 229.144,85 euro, di cui 103.644,85 attribuiti alla Città di Lodi e gli altri 125.500 da Regione Lombardia, con fondi Expo 2015 vincolati a finalità culturali.
Il “colpevole” individuato nella sentenza di primo grado, appellabile, è un dipendente comunale, l’architetto Roberto Munari, che era stato Responsabile unico del procedimento, la cui quota di responsabilità però si ferma al 10 per cento. Quindi, circa 20mila euro. L’importo preciso al centesimo sarà determinato dai giudici solo quando la Corte costituzionale si esprimerà su una questione di legittimità del combinato disposto di norme del 1994 e del gennaio scorso.
La Procura contabile, invece, ci era andata pesante, contestando a Munari di aver causato il 70 per cento del danno, e a un altro architetto del Comune, Fabrizio Agostinis, il restante 30 per cento. Complice anche il mancato reperimento di un allegato alla deliberazione 174 del 24 dicembre 2015, però, non c’è stata prova di quanto Agostinis, nella sua veste, sostanzialmente, di validatore della bontà delle opere eseguite, avrebbe o non avrebbe fatto, o dovuto fare. E così i giudici della Corte dei conti non gli hanno richiesto alcun risarcimento a favore degli enti pubblici. Anzi, ordinano al Broletto di rimborsargli i quasi 10mila euro di spese legali sostenute per difendersi.
Il processo contabile trova la spiegazione tecnica del progressivo crollo della Cattedrale vegetale a partire dalla perizia che nel 2018 l’amministrazione di Sara Casanova (Lega) aveva affidato a un ingegnere, Emilio Angelo Cesari. I pali, alti fino a 18 metri, che dovevano aiutare nella crescita le 180 giovani querce, erano infissi nel terreno per un metro, e questo tratto interrato era stato protetto con vernice bituminosa. Secondo l’ingegnere, però, per evitare che marcissero dovevano essere verniciati per 50 centimetri in più, fuori terra. Inoltre, previste fasciature metalliche dei pali erano state sostituite, in fase esecutiva, con delle viti - speciali e per legno fatte arrivare dall’Alto Adige - ma pur sempre difformi al progetto. Terzo peccato originale dell’opera, sarebbe stato il piano manutentivo: «È relativo solo alle strutture di fondazione e non contempla né analizza le altre componenti dell’opera: parti lignee verticali etc - scrisse uno dei periti e condividono ora i giudici contabili -. L’unico documento ufficiale dell’opera in possesso, riguardante il piano di manutenzione, contempla in modo superficiale: aree verdi, muri di confine, giochi e attrezzature da esterno; assolutamente non inerenti al progetto in questione e completamente fuori argomento. La considerazione è quella di un superficiale copia e incolla». “Secondo il consulente della Procura - architetto Bonanomi - l’inadeguatezza del piano emerge dal fatto che esso avrebbe dovuto indicare come intervento manutentivo la sostituzione dei pali di legno ogni due anni», si scrive nella sentenza. Inoltre, l’ingegnere bergamasco che per 5mila euro aveva prestato una consulenza strutturale, in quanto già coinvolto nella realizzazione della Cattedrale vegetale (di faggi) a Oltre il Colle, avrebbe fatto «valutazioni strutturali su un orizzonte di due anni, e non di venti come invece era nell’ideazione artistica di Giuliano Mauri» , e secondo i giudici toccava ai tecnici comunali accorgersi di questo problema.
A margine del giudizio contabile resta da capire chi, a causa di fatto pendente, avesse dato fuoco nel 2021 ai pali crollati e accatastati poco distante dalla Cattedrale, lasciati a disposizione dei periti per provare a capire se e quale fungo li avesse intaccati, e perché, se il tipo di legno fornito per i pali fosse in sè inadeguato o se invece non era stato verniciato abbastanza. Ma il tempo è galantuomo.
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