Tribunale, vietati ciabatte e calzoncini

«Le persone adulte vestite con calzoncini corti e/o canottiere e/o calzature infradito saranno invitate a vestirsi in modo più consono alla dignità del luogo in cui intendono accedere»: questo cartello non campeggia all'ingresso di una cattedrale toscana meta di turisti da ogni dove ma al palazzo di giustizia di Lodi, dove nei giorni scorsi il procuratore Armando Spataro ha diramato una direttiva per la “regolamentazione degli accessi” al responsabile della società di vigilanza che si occupa della sicurezza della struttura e alla presidenza del tribunale. I sorveglianti sono così invitati a verificare che le persone adulte che chiedono di accedere al palazzo di giustizia «siano vestite in modo decoroso», «nel rispetto della funzione svolta all’interno della struttura». «Niente di insolito - commenta una dipendente in una cancelleria - da sempre ci sono norme che impongono decoro ai dipendenti pubblici e anche a chi accede agli uffici». «Ma non ho ancora visto nessuno bloccare all'ingresso professioniste in minigonna o con generose scollature», è invece l'opinione di un cancelliere., che aggiunge: «Il problema può anche porsi per tutte quelle persone che, non informate di questa direttiva, si presentano con un abbigliamento non adeguato, dato il periodo estivo». Ieri mattina un anziano testimone con pantaloni appena sotto il ginocchio e sandali è stato bloccato al di là del metal detector. «Mi cambierei volentieri ma è lunedì e non si trova nemmeno un negozio aperto per prendere dei pantaloni lunghi», ha protestato sotto il sole. Alla fine, evidenziando anche che il suo stato di salute non gli avrebbe consentito di sostare troppo tempo all’aperto, senza aria condizionata, il giudice che lo aveva convocato lo ha autorizzato a testimoniare in pantaloncini corti tipo “short”.

«Ritengo di aver comunicato questa direttiva con il garbo necessario, e credo che con questo spirito vada colta», si limita a osservare il procuratore. Ai vigilantes quindi il compito di essere “censori”, ma con buon senso. «Magari se sui giornali se ne parla evitiamo di dover essere noi a fare opera di convincimento», confida una delle guardie giurate.

Nonostante l’ondata di caldo africano, i condizionatori del palazzo di giustizia per ora reggono, e questo è il requisito fondamentale perché tutti accettino il giro di vite su magliette e pantaloni corti. In questi giorni comunque non sono mancati segni di sofferenza da parte di avvocati impegnati a sostenere arringhe ammantati nelle toghe nere: soprattutto nell’aula dei processi penali, quando si affollano decine di testimoni e di difensori, umidità e temperatura sfuggono al controllo per diverse ore. E questo aspetto non è certo meno importante del decoro nell'abbigliamento.

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