Strage senza fine sulle strade del Lodigiano, tredici morti lo scorso anno

Il numero delle vittime in aumento rispetto al 2010: pedoni e ciclisti pagano sempre un prezzo pesantissimo

Carlo Catena

Anche se lo scorso anno il traffico era diminuito a causa dei diversi mesi di lockdown, in provincia di Lodi così come in altre sei province italiane il numero di morti sulle strade è aumentato addirittura rispetto al 2010, l’anno preso come riferimento delle statistiche in materia in quanto posto alla base delle linee guida della comunità europea per la diminuzione degli incidenti stradali.

Le altre province nelle quali il 2020 è stato un anno orribile sulle strade, oltre che per i morti da Covid, sono, Bolzano, Piacenza, Pistoia, Isernia, Trapani ed Enna.

Il dato emerge dalle statistiche Aci - Istat che evidenziano come, complice la diminuzione degli spostamenti, diversi territori abbiano raggiunto buoni obiettivi lo scorso anno: ad esempio in provincia di Aosta non vi è stato alcun decesso per incidente stradale, Vibo Valentia in Calabria ha fatto registrare -77,8% (2 morti nel 2020, 9 nel 2019) Gorizia -70% (3 morti nel 2020, 10 nel 2019) e Trieste -66,7% (5 morti nel 2020, 15 nel 2019). I numeri del 2020 sulle strade del Lodigiano sono da brividi: 13 morti, tra cui due pedoni e altrettanti ciclisti, 437 feriti e 294 incidenti con feriti (di cui 48 ciclisti finiti in ospedale), per un costo sociale stimato in 41,2 milioni di euro pari a 180,64 euro per abitante.

Ma a spiccare per la provincia di Lodi è anche il rapporto molto elevato di morti ogni cento incidenti: 4,92 sinistri stradali su 100 che hanno richiesto il soccorso sanitario hanno registrato una vittima, contro lo 0,92 della provincia di Milano e l’1,15 della media lombarda.

Nel 2010 i morti sulle strade della provincia di Lodi erano stati, sempre secondo i dati Aci-Istat, 12, per cui il peggioramento è stato “solo” di una vittima in più, ma il realtà gli obiettivi dell’Unione europea erano di contenere a 8, lo scorso anno, il numero delle vittime di incidenti.

Gli autori della statistica evidenziano inoltre che, per la ‘mobilità dolce’ (a piedi, in bici - anche a pedalata assistita - e monopattini elettrici) sempre più utilizzata nei centri urbani, in almeno la metà delle province italiane non è diminuito il numero di vittime. E questo trend richiama l’attenzione sulla mancanza di regole quasi ovunque concessa a monopattini e hoover elettrici, di fatto veicoli scambiati per giocattoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA