Salumi e maiale vietati nelle mense delle scuole: dopo Lodi lo fa anche Piacenza «ma non è un problema religioso»

IL BROLETTO CHIARISCE «Ci si adegua alle direttive di Asst e Oms»

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A Lodi il dibattito politico si era infiammato sul prosciutto cotto e sulla carne halal. A Piacenza, invece, a fare rumore in questi giorni è l’esclusione della coppa, salume principe del territorio emiliano. Cambia la città, ma la dinamica del contendere è simile: le scelte sui menù scolastici che si trasformano rapidamente in un polverone che ruota attorno alle esigenze alimentari degli alunni di fede musulmana. A smontare questa narrazione è Laura Tagliaferri, vicesindaca e assessore all’Istruzione della Giunta Furegato a Lodi, che in passato ha dovuto gestire in prima persona polemiche del tutto analoghe nel capoluogo. «Ancora una volta, come purtroppo accade spesso, la scuola diventa un terreno di scontro e di strumentalizzazioni becere e bieche», commenta a Il Cittadino l’esponente di palazzo Broletto. «Ora tocca a Piacenza, complice l’aspetto tradizionale e identitario legato alla coppa, che ha fatto esplodere il caso a livello nazionale. Ma la verità - spiega la vicesindaca - è che ciò che sta succedendo lì avviene in tutte le mense scolastiche d’Italia. Si tratta di un semplice adeguamento alle indicazioni delle autorità sanitarie territoriali e alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che già da anni chiedono di limitare o di non somministrare affatto salumi e insaccati a scuola». Tagliaferri ci tiene a separare nettamente le questioni religiose da quelle sanitarie.

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