Pizzocolo non risponde al magistrato

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Andrea Pizzocolo, il ragioniere 41enne di Arese già in carcere a San Vittore con l’accusa dell’omicidio volontario aggravato di Lavinia Simona Aiolaiei, la escort 18enne trovata strozzata con due fascette da elettricista nel pomeriggio di sabato 7 settembre in un campo a Sesto Pergola di San Martino in Strada, e ora sottoposto a interrogatorio di garanzia, sabato a Milano, in relazione a una seconda accusa: quella di sequestro di persona, rapina impropria e lesioni ai danni di Oana, una romena 19enne, meretrice di strada nella zona del cimitero Monumentale a Milano, che era stata soccorsa la notte dell’8 agosto sempre a San Martino, lungo la provinciale 186, vicino alla zona industriale alle spalle del motel e del Bennet, con polsi e caviglie legati da fascette.

Proprio in relazione a questa nuova accusa è stato sottoposto a una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere e all’ulteriore interrogatorio del gip, al quale ha voluto partecipare personalmente anche il procuratore di Lodi Vincenzo Russo, titolare delle indagini. La speranza, anche a seguito di uno specifico appello, era che collaborasse, dopo che aveva già confessato le proprie responsabilità – ma a suo dire solo accidentali – nello strangolamento di Lavinia. Invece non solo Pizzocolo non ha voluto fornire ulteriori dettagli, ma il suo difensore Angelo Farina sembra puntare all’estraneità di Pizzocolo dalle accuse di sequestro e di sevizie a Oana, che dice di essere stata letteralmente scaricata dall’auto in movimento del suo aggressore. Pizzocolo avrebbe una propria versione dei fatti ma per ora, per opportunità difensiva, non l’ha rivelata agli inquirenti. E nonostante i diversi indizi raccolti dalla polizia per questo ulteriore episodio, a partire dal numero di cellulare usato per contattare la donna, risultato a disposizione di Pizzocolo, la difesa ha evidenziato alcune contraddizioni nella deposizione resa dalla vittima.

Resta quindi alla procura di Lodi e alla squadra mobile tutto il lavoro di ricostruzione, a 360 gradi, di cosa stia dietro alle decine di filmini a luci rosse realizzati dal contabile in una ditta di ascensori durante i suoi appuntamenti con escort, un’attività che si ritiene proseguisse da anni. Ed è lasciato alla polizia postale l’enigma della parola chiave che ancora protegge gli hard disk sequestrati poche ore dopo l’omicidio nell’abitazione del 41enne di Arese. Se i video finora visionati, protagoniste con Pizzocolo 70 donne quasi tutte straniere, non evidenziano reati, la scelta di cifrare tutti gli altri file non può non destare interrogativi. Intanto potrebbe partire già in questi giorni il raffronto del profilo genetico del 41enne con quelli repertati sul teatro di numerosi delitti irrisolti: un dovere investigativo così come quello di capire se il filmato della morte in diretta di Lavinia sia stato l’apice della ricerca di esperienze estreme o se invece non fosse il primo episodio.

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